Don Elia Comini è Beato!

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Bologna, 2 ottobre 2026 – Domenica 27 settembre 2026, a Bologna nella Basilica di San Petronio, il Cardinale Marcello Semeraro, delegato pontificio e Prefetto del Dicastero delle cause dei Santi, ha presieduto la Messa con il solenne rito di Beatificazione di don Elia Comini, Salesiano di Don Bosco, don Ubaldo Marchioni, presbitero dell’Arcidiocesi di Bologna, e padre Martino Capelli, Sacerdote del Sacro Cuore di Gesù (dehoniano).

La Celebrazione, vissuta in un clima di festa e al contempo di profondo raccoglimento in una Basilica gremita di fedeli della Diocesi e legati alle famiglie religiose dei Beati, è stata concelebrata da oltre 300 sacerdoti, tra cui l’Arcivescovo di Bologna, il Cardinale Matteo Zuppi, il Cardinale Ángel Fernández Artime, SDB, Pro-Prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Don Fabio Attard, Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, Padre Carlos Luis Suàrez Codorniù, Superiore generale della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (dehoniani), l’Ispettore dell’Ispettoria Lombardo-Emiliana, don Roberto dal Molin, SDB.

Oltre alle autorità civili e militari, tra cui i Sindaci dei territori che subirono gli eccidi del 1944, erano presenti suor Elide Degiovanni, Ispettrice dell’Ispettoria Emiliana Ligure Toscana Madonna del Cenacolo (ILS), suor Stefania Saccuman, Ispettrice dell’Ispettoria Lombarda Sacra Famiglia (ILO), le rispettive Vicarie ispettoriali, diverse Figlie di Maria Ausiliatrice dalle Comunità di Bologna e dintorni e numerosi gruppi legati a don Elia Comini provenienti dai luoghi in cui ha vissuto e svolto la sua missione.

Pastori “con l’odore delle pecore”

I tre nuovi Beati hanno versato il sangue come martiri nell’eccidio di Monte Sole, in provincia di Bologna, conosciuto anche come strage di Marzabotto, uno dei più drammatici episodi della Seconda Guerra mondiale, avvenuto tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 ad opera delle truppe naziste, con 770 vittime, tra cui numerosi bambini e anziani. Colpisce l’età dei giovani sacerdoti – 26 anni per Ubaldo Marchioni, 34 per Elia Comini, e 32 per Martino Capelli – che non hanno esitato a “restare” come pastori buoni con il gregge loro affidato.

Il solenne rito di Beatificazione

Dopo l’atto penitenziale, il Card. Matteo Zuppi, a nome della Chiesa di Bologna e delle due Congregazioni religiose, ha rivolto al Card. Semeraro la richiesta di iscrivere all’Albo dei Beati i candidati e i tre postulatori, tra cui don Pierluigi Cameroni, SDB, ne hanno presentato i profili biografici. (Cfr Libretto Celebrazione)

Particolarmente emozionante è stato il momento solenne della lettura della Lettera apostolica di Beatificazione da parte del Cardinale Prefetto, seguito dall’applauso scrosciante dei presenti e dall’innalzamento della grande immagine dei tre volti, sulle note dell’Inno ai beati Ubaldo, Elia e Martino cantato dal coro e accompagnato dall’organo e dai fiati. Nel frattempo sono state collocate sotto il presbiterio le rispettive reliquie. Trattandosi di un eccidio, che ne ha cancellato i corpi, del Beato Ubaldo Marchioni sono state portate la Bibbia e una penna a lui appartenute; di Elia Comini è stato esposto il diario personale, da lui affettuosamente soprannominato “librettino”; mentre la reliquia di Martino Capelli consiste in un suo scritto di affidamento alla Madre di Dio. (Link alla diretta)

Il ringraziamento al Santo Padre

L’Arcivescovo Zuppi ha dunque espresso al Cardinal Semeraro, quale Delegato, il ringraziamento a Papa Leone XIV: “I nostri tre beati, diversi tra loro e storia, sensibilità, sono uniti intimamente dall’amore per Cristo e per i fratelli loro affidati. Hanno vinto la paura per amore. Sono restati. Hanno dato la vita non da eroi, non da superuomini, ma da inermi innamorati di Cristo e del prossimo”.

Riprendendo le parole del Santo Padre, ha poi ricondotto all’attualità l’insegnamento dei nuovi Beati: “Ci sono conflitti – dice Papa Leone – in cui non è giusto rimanere neutrali. E non basta ritenere di non essere complici. I nostri tre Beati non sono rimasti neutrali, sono rimasti con i loro fratelli e le loro sorelle… non possiamo restare a livello di analisi astratte, dobbiamo toccare la carne. Di chi soffre, guardare i volti, ascoltare le storie, riconoscere le ferite. Ecco che cosa hanno fatto i nostri tre Beati, e che cosa ci insegnano a fare. Sono rimasti, ma anche hanno fatto la volontà del Padre. Animati dalla speranza del Regno di Dio, sostenuti da questi testimoni e da tutti i nomi che essi hanno custodito e da cui sono stati custoditi, ci impegniamo a costruire il mondo nel bene. A incrociare con la nostra vita la civiltà dell’amore. E che i tre Beati siano semi per comunità forti e per tanti sacerdoti che come loro legano la propria vita ai fratelli e alle sorelle e al prossimo”.

Il profumo di una Chiesa che non abbandona mai

Nell’omelia, il Cardinal Semeraro ha riletto le vite dei nuovi Beati alla luce della Parola di Dio appena proclamata: “Come Cristo che nulla trattenne per sé stesso, così con Ubaldo, don Elia, Padre Martino non trattennero per sé neppure la propria vita. Avrebbero potuto fuggire. Nei giorni terribili dei rastrellamenti la via della salvezza era ancora aperta. Molti mostrando affetto sincero li esortavano a mettersi in salvo. E questa scelta umanamente sarebbe stata comprensibile. (…) Don Ubaldo, don Elia e padre Martino compresero che il Vangelo del buon pastore non li chiamava lontano dal pericolo, ma chiedeva loro di rimanere accanto al popolo. Il gregge era impaurito. Era disperso, era indifeso. Ma il vero pastore non abbandona il gregge quando arrivano i lupi, per questo rimasero. (…)

Celebrando oggi la beatificazione di questi martiri noi comprendiamo che le loro vite non sono state spezzate dal male, ma sono state portate a compimento all’amore. Per questo il loro sangue non grida vendetta. Il loro sangue ci annuncia Cristo. Ed è il profumo di una Chiesa che non abbandona mai. È il profumo di una Chiesa che sa stare sempre. Solidalmente, specialmente accanto a chi soffre. (…) I nuovi Beati ci ottengano la grazia di riconoscere anche nelle prove del nostro tempo la voce del buon pastore che ci dice ‘non fuggire’, di avere il coraggio di seguirlo”.

La preparazione salesiana all’evento

La Beatificazione di don Elia Comini e degli altri due sacerdoti è stata preparata da eventi, mostre, pubblicazioni e soprattutto sostenuta dalla preghiera. (cfr InfoANS) In particolare, i/le giovani del GR Gio del Movimento Giovanile Salesiano di Lombardia ed Emilia hanno vissuto una “due giorni” culminata nella Celebrazione della Beatificazione, con i momenti forti della visita a Monte Sole, la partecipazione alla Veglia di preghiera nel Santuario del Sacro Cuore e la visita alla mostra “Cuore Forato. Mistero di sangue: l’uomo, Cristo, i martiri di Monte Sole”, allestita a Bologna presso i portici della basilica dei Santi Bartolomeo e Gaetano e curata da don Erino Leoni, SDB.

La risonanza di Giulia: “Di don Elia Comini, e più in generale degli altri martiri, mi ha colpito molto il loro essere un punto di riferimento per la comunità e per chi viveva loro accanto. Seppure in un periodo buio in cui dilagavano terrore e cattiveria, hanno saputo mantenere un’amicizia e una condivisione d’intenti profonda, guidati da una fede incrollabile: sono rimasti sempre, fino alla fine, puri e fedeli a Dio, cercando sempre di fare del bene. Leggendo alcuni passi del diarietto di Don Elia, mi ha toccato il suo forte desiderio di donarsi totalmente a Dio e agli altri, soprattutto ai più giovani: di ‘essere tutto salesianamente di Gesù’, cercando costantemente di impegnarsi a migliorarsi attraverso una continua ricerca e analisi interiore”.

Anche le Ispettrici, suor Elide e suor Stefania, insieme al Rettor Maggiore e ad alcuni laici, hanno avuto la grazia di completare l’esperienza della Beatificazione partecipando alla Veglia e di conoscere i luoghi dove si è consumato un sacrificio che è coronamento di vite donate totalmente a Dio e agli altri, come ha sottolineato Don Fabio Attard nella Buonanotte della Veglia: “Il vero martire è già martire prima della morte, perché è in contatto con Dio, è radicato nella vita dello Spirito”.

Da https://www.cgfmanet.org/infosfera/chiesa/don-elia-comini-e-beato/



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