Roma, 26 gennaio 2026 – Il 24 gennaio 2026, nella memoria liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e dei comunicatori, viene pubblicato il Messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (GCMS), che si celebra a maggio, sul tema: Custodire voci e volti umani
Il Santo Padre apre il suo primo Messaggio per questa Giornata specificando che “Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro” e corredando questa affermazione con riferimenti all’etimologia delle parole e alla cultura greca.
“Volto e voce sono sacri. Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza”. Un’esistenza a cui l’uomo e la donna sono stati chiamati attraverso la Parola, con cui Dio si è infine comunicato all’uomo tramite la Voce e il Volto di Gesù, Figlio di Dio.
Come esprime San Gregorio di Nissa, all’uomo è stato impresso un carattere regale, in quanto fin dalla creazione Dio l’ha voluto come suo interlocutore e ha impresso sul suo volto un riflesso dell’amore divino:
“Custodire volti e voci umane significa perciò custodire questo sigillo, questo riflesso indelebile dell’amore di Dio. Non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri”.
È questo il cuore del Messaggio di Papa Leone, la chiave di lettura che aiuta a cogliere la sfida delle nuove tecnologie, una sfida anzitutto antropologica: “Custodire i volti e le voci significa in ultima istanza custodire noi stessi”.
Il Messaggio prosegue con una buona analisi di tante situazioni ormai quotidiane pervase dall’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale “come amica onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, oracolo di ogni consiglio” e del rischio che, sottraendosi allo sforzo del proprio pensiero e accontentandosi di una compilazione statistica artificiale, si finisca a lungo andare con l’“erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative”.
Non è pertanto una questione di potenzialità di queste macchine a servizio dell’uomo, quanto piuttosto di crescere in umanità e conoscenza, con un uso sapiente di questi strumenti. Per contro, “Rinunciare al processo creativo e cedere alle macchine le proprie funzioni mentali e la propria immaginazione significa seppellire i talenti che abbiamo ricevuto al fine di crescere come persone in relazione a Dio e agli altri. Significa nascondere il nostro volto, e silenziare la nostra voce”.
Il Papa non trascura i risvolti sociale della tecnologia, che spesso con la sua antopomorfizzazione inganna soprattutto le persone più vulnerabili, che sfrutta il bisogno di relazione e che “può non solo avere conseguenze dolorose sul destino dei singoli, ma può anche ledere il tessuto sociale, culturale e politico delle società”.
Sostituendo le relazioni con l’IA, costruendosi un mondo “a propria immagine e somiglianza”, in realtà “ci lasciamo derubare della possibilità di incontrare l’altro, che è sempre diverso da noi, e con il quale possiamo e dobbiamo imparare a confrontarci. Senza l’accoglienza dell’alterità non può esserci né relazione né amicizia”.
Il Santo Padre mette dunque in guardia sul rischio di cedere al potere della simulazione dell’IA, che illude con la fabbricazione di “realtà” parallele, “appropriandosi dei nostri volti e delle nostre voci”.
Si rischia dunque di non distinguere più tra realtà e finzione, con conoscenze fornite dai sistemi come “approssimazioni alla verità”, a volte “vere e proprie allucinazioni”. Nel campo del giornalismo, quando ci si affida a questi sistemi e manca la verifica “sul campo” delle fonti, si favorisce “un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza”.
Una possibile alleanza
Nell’ultima parte del Messaggio, Papa Leone, pur esprimendo la preoccupazione verso un “controllo oligopolistico dei sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale in grado di orientare sottilmente i comportamenti, e persino riscrivere la storia umana – compresa la storia della Chiesa – spesso senza che ce ne si possa rendere realmente conto”, parla di una “alleanza possibile”.
E di una sfida, che “non sta nel fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla, nell’essere consapevoli del suo carattere ambivalente”. Quella stessa voce, che è nel titolo del Messaggio, va allora alzata “in difesa delle persone umane, affinché questi strumenti possano veramente essere da noi integrati come alleati”.
Tre sono i pilastri che individua per dare fondamenta a questa alleanza:
- Innanzitutto la responsabilità “di fronte al futuro che stiamo costruendo”, alla quale “nessuno può sottrarsi”, sia chi sta ai vertici – creatori e sviluppatori di modelli di IA, legislatori nazionali e regolatori sovranazionali, imprese dei media – che hanno il dovere di trasparenza, di professionalità, di vigilare sul rispetto della dignità umana.
- La cooperazione: tutti si è chiamati a cooperare nel costruire e rendere effettiva una cittadinanza digitale consapevole e responsabile. “Nessun settore può affrontare da solo la sfida di guidare l’innovazione digitale e la governance dell’IA. È necessario perciò creare meccanismi di salvaguardia”.
- L’educazione che mira ad “aumentare le nostre capacità personali di riflettere criticamente, a valutare l’attendibilità delle fonti e i possibili interessi che stanno dietro alla selezione delle informazioni che ci raggiungono, a comprendere i meccanismi psicologici che attivano, a permettere alle nostre famiglie, comunità e associazioni di elaborare criteri pratici per una più sana e responsabile cultura della comunicazione”.
A questo proposito, Papa Leone ritiene sempre più urgente “introdurre nei sistemi educativi di ogni livello anche l’alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’IA”. Un’alfabetizzazione che deve raggiungere anche gli anziani e i membri più emarginati della società, con iniziative di educazione permanente.
Sono cammini che potranno aiutare tutti – dice il Papa – “a non adeguarsi alla deriva antropomorfizzante di questi sistemi, ma a trattarli come strumenti”.
Il Messaggio si conclude con l’auspicio che, si ritorni al nucleo originario della persona, secondo la sua etimologia unica e irrepetibile: “Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo, alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica”.


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