Sorrisi

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Etiopia, 28 agosto 2025 – Esperienza Missionaria MGS LE – Vorrei descrivere l’Etiopia senza scadere nei soliti cliché che vengono utilizzati per l’Africa intera: tutti sorridenti, sembrano non sentire la povertà, si accontentano della vita semplice che hanno…

Ho trovato sicuramente molti ragazzi sorridenti: sorridevano perché sbagliavamo a pronunciare le parole nella loro lingua, l’amarico; sorridevano perché come ragazze riuscivamo a trasportare tre mattoni come loro; sorridevano perché provavamo a ballare con loro, che sono velocissimi e instancabili.

Ho visto la loro povertà, ci hanno spiegato che ad Addis Abeba si sta peggio che nei villaggi, dove comunque sono in famiglia e hanno qualche animale e l’orto: nella capitale per non sentire la povertà alcuni ragazzi scelgono (hanno scelta?) di stordirsi utilizzando sostanze stupefacenti conosciute e non.

Ho anche conosciuto la loro incredibile generosità: ero a Bosco Children, scuola per ragazzi di strada, che non hanno mai mancato di voler condividere con noi i loro pasti; di chiedere perché non potessimo pranzare con loro, rinunciando quindi ad un ipotetico bis in favore della nostra presenza.

Ho incontrato sacerdoti e suore italiane lì da decenni per aiutare chiunque: Abba Angelo, partito come missionario a 18 anni (attuale ottantaduenne), ci ha raccontato che una volta gruppi di persone violente munite di sassi e bastoni hanno fatto danni in tutta la strada tranne che da loro perché “qua i nostri figli possono entrare, loro non fanno distinzioni”.

Grazie all’associazione Amici del Sidamo è possibile aiutare e i volontari impegnano fine settimana e vacanze per raccogliere fondi: dopo aver visto i progetti e la gioia delle persone che sono là sapendo che gli amici italiani li pensano, temo sia inevitabile voler dedicare loro tempo e denaro. Sono un bel gruppo e senza di loro ci saremmo inoltrati in questa avventura senza la sicurezza che deriva dall’avere un appoggio in loco e un occhio allenato a cogliere le sfumature.

Come cognome hanno il nome del padre, sorridono con gli occhi quando dicono il nome della madre, hanno più fratelli e sorelle di noi, i loro nomi hanno dei significati profondi, vengono scelti per indicare loro una direzione.

Un ragazzo che abbiamo conosciuto è un primogenito, i suoi hanno scelto come nome la parola Illuminare, perché quando è nato ha portato luce nelle loro vite. Ha trascorso gran parte del suo passato dai salesiani, e ha deciso di dedicare anche il suo futuro alla missione, ha illuminato le vite di tanti bambini e adolescenti di Bosco e anche le nostre. A lui e a tutti gli altri vorrei dire, citando il responsabile del gruppo di cui facevo parte:

“Non dimenticarti di noi” non è solo una frase. È un patto di umanità. È un promemoria su ciò che conta davvero. È un richiamo alla responsabilità di non dimenticare chi non ha voce, di essere testimoni anche da lontano.

Giulia Ziliani – Lugagnano d’Arda



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