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Un tempo favorevole per la pastorale giovanile

Un tempo favorevole per la pastorale giovanile

NPG, gennaio 2018 – Cari Amici, gentili Amiche, inizia un anno "Domini", appunto, come evoca l'editoriale. L'anno del Sinodo sui/per/dei giovani (le preposizioni non sono un gioco di parole, ma vorrebbero indicare un percorso), dove tutte le energie delle nostre Chiese e degli operatori saranno chiamate a raccolta per lasciarsi provocare e per imparare ad ascoltare e seminare "bene". Anche NPG, pur se "forte" di una tradizione di comunione con e di servizio per i giovani, si mette in gioco, così come una rivista può fare: con l'approfondimento di temi, con il loro rilancio ai lettori in una lettura educativo-pastorale e progettuale.

Noi di NPG poi viviamo anche l'uscita dal 50° "allungato", dunque siamo nel 52° anno di vita: una bella responsabilità, che ci entusiasma tutti. E sotto lo stesso nome (Note di PG), se pur con forme grafiche e autori diversi, albergano sempre la stessa passione per i giovani e la volontà di dialogo con la "cultura" che li avvolge e con la vita che vivono. Al passo con i giovani e con i tempi, direbbe il Santo il cui carisma è il nostro collante: don Bosco.

Un caro saluto, buon anno, buon anno del Sinodo, buon 52°. Giancarlo De Nicolò Redazione di NPG

EDITORIALE – Un tempo favorevole per la pastorale giovanile – a cura di Rossano Sala – Il 2018 sarà ricordato nella Chiesa come il momento in cui la Chiesa si è concentrata, attraverso la riflessione, la preghiera e il discernimento su tutti i giovani, nessuno escluso. È l’anno del Sinodo, che ci riempie di gioia, di speranza e di attesa. Un tempo favorevole, in cui siamo chiamati ad accogliere e far fruttificare la grazia che ci sarà data: «Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2Cor 6,1-2). Questo è l’anno favorevole per tutti noi, operatori di pastorale giovanile. Un tempo speciale per accogliere la grazia di Dio, un kairos ecclesiale certamente irripetibile. Non lasciamocelo sfuggire! In particolare, tre saranno gli eventi su cui saranno puntati i riflettori e che in vario modo ci vedranno protagonisti.

Prima di tutto la “Riunione pre-sinodale”, che è una vera e propria invenzione, frutto della passione e della creatività di papa Francesco per prestare attenzione con serietà, e non per sentito dire, ai giovani provenienti da tutto il mondo. Certamente si tratta di una rappresentanza qualificata, ma nell’intenzione c’è il desiderio non solo di dar voce ai giovani, ma di ascoltarli con disponibilità e interesse, imparando da loro. Tra l’altro, durante questa riunione sarà prevista anche una partecipazione “a distanza” attraverso gli strumenti digitali. Nella catechesi del 4 ottobre 2017 papa Francesco così si è espresso:

Desidero annunciare che dal 19 al 24 marzo 2018 è convocata dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi una Riunione pre-sinodale a cui sono invitati giovani provenienti dalle diverse parti del mondo: sia giovani cattolici, sia giovani di diverse confessioni cristiane e altre religioni, o non credenti. Questa iniziativa si inserisce nel cammino di preparazione della prossima Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi che avrà per tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, nell’ottobre 2018. Con tale cammino la Chiesa vuole mettersi in ascolto della voce, della sensibilità, della fede e anche dei dubbi e delle critiche dei giovani – dobbiamo ascoltare i giovani –. Per questo, le conclusioni della riunione di marzo saranno trasmesse ai Padri sinodali.

Non si poteva essere più chiari: non si può parlare dei giovani senza prima parlare con i giovani! In questo effettivamente consiste l’idea di “pastoralità: nel fatto che non si può pensare all’annuncio del vangelo senza l’intrinseca considerazione dei suoi destinatari. Per una settimana i giovani discuteranno degli argomenti del Sinodo: condivideranno con tutta la Chiesa la loro situazione nel mondo di oggi, cercheranno di comunicare in che modo comprendono le parole chiave del prossimo Sinodo (fede, vocazione, discernimento, accompagnamento) e infine saranno chiamati ad aiutare la Chiesa stessa nell’individuare il modo migliore di abitare il nostro tempo attraverso un’azione educativa e pastorale coraggiosa e profetica.

In secondo luogo è opportuno concentrarsi sul momento di pellegrinaggio pensato in ordine al Sinodo dalla Chiesa italiana. Ogni nostra Regione è stata sollecitata a partire dal proprio territorio, valorizzando lo splendido strumento educativo e pastorale del pellegrinaggio, che afferma in modo vivo e vivace la logica sinodale del “camminare insieme”, che condivide le stesse gioie e le medesime fatiche. È la logica dell’aiutarsi l’un l’altro lungo il cammino, del conversare lungo la via delle cose di Dio e di quelle degli uomini. Un’immagine potente di una Chiesa che si mette al fianco dei giovani con la disponibilità a voler fare un tratto di strada con loro, proprio secondo lo stile di Gesù: «Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro» (Lc 24,15). Ma non c’è nessun pellegrinaggio senza meta, senza un obiettivo, senza una ragione. Nel pellegrinaggio la meta è la prima nell’intenzione e l’ultima nella realizzazione. Il punto di arrivo non è un monumento o un edificio di culto, nemmeno una città, ma una persona in carne e ossa. Ci si mette in cammino vivendo in relazione con altri, si conclude il cammino con un incontro. Il successore di Pietro sarà là ad attenderci, ad accoglierci, ad ascoltarci, a parlarci, ad abbracciarci.

Il terzo momento è il vero e proprio momento sinodale, che raccoglierà i rappresentanti tra i Vescovi di tutto il mondo dal 3 al 28 ottobre per approfondire il tema del Sinodo: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Questo momento è il fulcro di tutto il percorso sinodale, cominciato con la scelta del tema il 6 ottobre 2016 e che si concluderà con un Documento del Santo Padre presumibilmente nella primavera del 2018. Che la Chiesa tutta prenda a cuore tutti i giovani è per noi davvero una cosa importante. Aspettiamo trepidanti le indicazioni, gli orientamenti e suggerimenti per dare qualità, spessore ed entusiasmo alla nostra azione educativa e pastorale.

NPG è infine grata alla Conferenza Episcopale Italiana, che ha permesso la pubblicazione della sintesi delle risposte diocesane al questionario in preparazione al sinodo 2018 su “i giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Tale contributo è stato inviato alla Segreteria del Sinodo: insieme alle risposte delle altre 113 Conferenze Episcopali di tutto il mondo sarà la base per intessere lo Strumento di lavoro per il Sinodo. Possiamo considerare questo Dossier una vera e propria mappa di orientamento della Chiesa italiana rispetto al tema proposto: qui emergono punti di forza e problemi aperti, prendono corpo le richieste dei giovani e la necessità di essere preparati per accompagnarli, sono messe in rilievo le pratiche migliori perché tutti ne possano prendere atto. Mi permetto di sottolineare ciò che ad una prima lettura mi ha colpito.

Primo, la sintesi delle risposte alla domanda n. 5 del Questionario: «Che cosa chiedono concretamente i giovani del vostro Paese alla Chiesa oggi?». Qui i giovani si mostrano molto esigenti: chiedono una Chiesa familiare e accogliente, sobria e trasparente, capace di accompagnare e di rinnovarsi nel linguaggio, esperta in umanità e prossima verso gli ultimi. Meno “struttura di potere” e più “casa che accoglie”. Mi pare che le riflessioni dei giovani ci aiutino ad individuale le vie maestre del rinnovamento.

Secondo, il tema del mutamento antropologico dovuto alla pervasività delle nuove tecnologie (domanda n. 10). La mancanza di “educazione digitale”, l’uso superficiale della rete e il rifiuto di questo nuovo continente appaiono delle costanti che affermano la nostra inadeguatezza, non solo tecnologica, ma soprattutto a livello di mentalità comunicativa, che ha bisogno di fare uno scatto in avanti. Il tema appena evocato, quello della qualità dell’omelia, meriterebbe da sola una riflessione seria e articolata.

Terzo, la fatica di avere persone preparate e impegnate nell’accompagnamento spirituale dei giovani (domanda n. 13): “Spesso i nostri preti risultano più manager che altro”. Formarsi per accompagnare i giovani, dedicare tempo a loro, perdere tempo con loro. Soprattutto qui ci sta l’invito a coltivare un cammino spirituale personale intenso e fedele, per avere qualcosa da narrare ai giovani, ovvero “la propria storia con Dio”. L’unico modo aiutare i giovani ad avere una vita secondo lo spirito consiste nell’avere una vita secondo lo Spirito!

Quarto, la scelta davvero azzeccata di offrire all’attenzione della Chiesa universale uno dei nostri diamanti italiani: l’oratorio! Dove c’è l’oratorio i giovani non sono mai esclusi dalla comunità, perché l’oratorio è un ponte per tutti tra tante cose: Chiesa e mondo, divertimento e impegno, catechesi e sport, giovani e adulti, Parrocchia e società, evangelizzazione ed educazione. Presentare l’esperienza spirituale ed educativa dell’oratorio a tutta la Chiesa universale significa consegnare una delle realtà di pastorale giovanile che più ci onora, sperando che possa essere uno stimolo per incontrare e camminare con tutti i giovani.

http://www.notedipastoralegiovanile.it/newsletter/2018/gennaio.html

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