Cambiare molto per non perdere troppo

Cambiare molto per non perdere troppo

Luigino Bruni, nel maggio scorso, ha pubblicato un libro interessante e sfidante dal titolo “La comunità fragile perché occorre cambiare molto per non perdere troppo”. Al centro della sua proposta una riflessione profonda, seria e radicale sulla comunità, in particolare quella che nasce da carismi spirituali.

Approfon…Dire, agosto 2022 – A cura di sr. Mara Borsi – Luigino Bruni, nel maggio scorso, ha pubblicato un libro interessante e sfidante dal titolo “La comunità fragile perché occorre cambiare molto per non perdere troppo”. Al centro della sua proposta una riflessione profonda, seria e radicale sulla comunità, in particolare quella che nasce da carismi spirituali.

È bene ricordare che il cristianesimo non può vivere e crescere senza la vita in comune, senza koinonia, ekklesia: comunità. La promessa della Bibbia, dei Vangeli è sempre comunitaria e si realizzerà sempre nella comunità e non solo nel cuore dei singoli. Se si vuole uccidere il cristianesimo si deve uccidere la comunità.

Trasformare la vita cristiana in una faccenda individuale, senza appartenenze, o ridurla a consumismo spirituale emotivo e solitario è rendere innocua l’esperienza cristiana.

L’autore a partire dall’immagine del poliedro, cara a papa Francesco, descrive le comunità-sfera e le comunità-poliedro.

La sfera è caratterizzata dal fatto che conosciuto un suo qualsiasi punto, si conosce il tutto, poiché la sua struttura è regolare e simmetrica.

Le comunità-sfera ripropongono la medesima realtà: quando si conosce un suo membro, di fatto si conosce la comunità. Le persone sono simili, orientate nello stesso modo e nella stessa direzione. Le comunità-sfera sono efficienti, non ci sono scarti, disallineamenti, eccedenze.

Per conoscere le comunità-poliedro si devono conoscere tutte le sue facce, vale a dire tutte le persone, ognuna è diversa da tutte le altre pur appartenendo tutte alla stessa realtà. In queste comunità non si può prescindere dai talenti e dai carismi di ogni singolo e da questi bisogna partire per capire e conoscere il tutto. Le comunità-poliedro sono più difficili da gestire, creano, urti, disarmonie. Sono meno preoccupate delle strutture e più dello spirito libero, meno interessate al controllo più alla generatività, più alla fioritura dei singoli che alla crescita dell’organizzazione; hanno più fiducia nel futuro che nel passato.

Appare evidente che servono nuove forme di vita comunitaria ma realizzarle non è semplice. Luigino Bruni sottolinea che «nel nuovo ecosistema spirituale del XXI secolo sopravvivono solo realtà più liquide e meno strutturate, decentrate e meno compatte, che non aggregano le persone tramite le regole e i vincoli giuridici ma con la forza del messaggio del carisma e dell’esperienza concreta».

In sostanza servirebbero comunità dove le persone sono aiutate a raggiungere una condizione di soggettiva libertà e quindi di autonomia. È questo che permetterebbe loro di andare in profondità e di arrivare a comprendere l’essenza della vocazione personale.

Ieri dire “sono un frate” era una risposta sufficiente per sé e per gli altri. «Oggi non più, non perché è diminuito il carisma di Francesco, ma perché la storia, fecondata anche dal cristianesimo e dai suoi carismi ha aumentato le persone e la loro coscienza che sono diventate eccedenti. E così al “sono un frate” (che resta) va affiancato qualcos’altro un qualcosa di intimo che nessuna comunità può offrire al nostro posto».

Per l’autore le comunità spirituali e ideali dovrebbero porsi come obiettivo di formare persone che non restino oggi solo per gli impegni presi ieri, ma per i sogni di domani. È il futuro, non il passato, lo spazio delle promesse capaci di liberare davvero nuove energie nelle persone.

Alzare lo sguardo e andare oltre i momenti celebrativi del passato, che ci vogliono e ci consentono di essere riconoscenti per il testimone di vita che abbiamo ricevuto. Oggi, però, siamo chiamati come religiose, religiosi di vita apostolica a rivolgere di più lo sguardo al futuro.

L’Istituto FMA dopo il Concilio Vaticano II ha intrapreso con decisione un cammino che dal modello organizzativo verticale ha condotto al modello circolare, il coordinamento per la comunione ne dà testimonianza. Ora però siamo chiamate e sfidate da un ulteriore step, per vivere con efficacia in questa cultura della liquidità, siamo chiamate a un nuovo balzo in avanti che ci riconduce all’immagine del poliedro.

«Occorre saper immaginare nuove forme di vita in comune più nomadi e fluide, soprattutto nella fase adulta della vita delle persone. Generare più modi di vivere l’appartenenza forte alla comunità, fedeli allo spirito del carisma, ma capaci di mutare le forme concrete e organizzative cui ha dato vita il passato».

La riflessione di Luigino Bruni merita attenzione.

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