Facilitare la DAD

Facilitare la DAD

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Palermo, 24 gennaio 2021 – Intervistiamo Rosaria Cascio, insegnante di Italiano e Storia a Palermo, che ha inventato un modo per rendere più efficace e semplice la Didattica a Distanza. Il Covid ci ha tolto tanto e ci ha tolto anche la possibilità di vivere la scuola così per come si dovrebbe. La didattica in presenza, che è cruciale per ragioni formative, ma anche umane, manca per gli studenti liceali ormai da quasi un anno, fatta eccezione per una breve parentesi a inizio autunno. Viene meno la socialità, che libera la sua valenza in tante declinazioni: il confronto, l’amicizia, la lite, i primi amori, le delusioni, i testa a testa.

Eppure una didattica in presenza in questo momento pare lontana, oltreché non priva di rischi. Ne abbiamo parlato con una professoressa palermitana, molto attiva e da sempre nel sociale: Rosaria Cascio, docente Italiano e Storia al liceo Regina Margherita di Palermo.

Un’insegnante che si sta battendo tanto per la didattica a distanza, perché? Il periodo che stiamo vivendo impone pazienza e prudenza. Non esistono luoghi sicuri, neanche le nostre case lo sono a meno che non le blindiamo con noi dentro. Viviamo negli ambienti promiscui in cui si incontrano persone di cui non conosciamo il livello di rispetto delle regole. La prima esperienza di lockdown ha mostrato un volto speciale degli italiani: era quella durante la quale ci siamo mostrati capaci di amor proprio e di rispetto dell’altro, quella in cui sono scattate le gare di solidarietà e molti cuori si sono uniti, da lontano, quando ci si affacciava ai balcone di casa. Ma quell’esperienza non ha insegnato molto ai cittadini tanto che oggi non sono più capaci di rinunciare persino a una passeggiata all’aperto, dimostrando scarsissima maturità. Un po’ ho perso fiducia negli altri. Il liceo in cui insegno da anni, il Regina Margherita di Palermo, è grande quanto uno dei tanti Comuni medi della Sicilia: siamo più di 2500 tra alunni e personale. In ogni classe, anche durante la scuola da casa, stiamo registrando alunni ammalati e famiglie intere contagiate ed anche tra il personale i casi non mancano. Un nostro collega, poche settimane dopo l’inizio della scuola in presenza, ha perso la vita per il Covid. In condizioni estreme occorre fermarsi per ripristinare la sicurezza e riprendere, poi, senza paure. É una decisione difficile perché comporta di sicuro la rinuncia alla normalità. Ma cosa c’è, oggi, di normale? Eppure abbiamo tecnologie e saperi per affrontare questa emergenza epocale. Possiamo impegnarci per una scuola a distanza possibile, di qualità e migliore con l’esperienza maturata. Diverso è il caso per le scuole primarie. In quel caso, con i genitori che accompagnano i figli a scuola, la protezione può essere meglio assicurata. Con la collaborazione di tutti.

Pensa che la DAD possa sostituire a pieno la didattica in presenza? Mai pensato né credo che possa esistere qualcuno che abbia argomenti per pensarlo. Parliamo di due situazioni non sovrapponibili ma integrabili. L’opinione comune sulla DAD è negativa perché si pensa subito alla perdita della socialità. Non siamo macchine e la relazione è fondamentale per una crescita completa e piena di ogni individuo. Ma siamo in emergenza e questa, pur essendo una certezza, non basta per sostenere il ritorno a scuola. É pure verissimo che stiamo sacrificando i nostri alunni disabili e le loro famiglie, loro stanno facendo passi indietro molto velocemente e recuperarli sarà molto dura. E lo stesso penso dei ragazzi più fragili che stanno perdendo la rotta e che in molti contesti territoriali e sociali hanno già abbandonato. Ma questi problemi hanno radici antiche! In Italia la dispersione scolastica era già al 14,5% nel 2018 e l’inclusione dei disabili nelle scuole è ancora oggi deficitaria in molte parti d’Italia. Proprio perché comprendo questi disagi dico che la contingenza attuale doveva essere l’occasione giusta per riorganizzare le scuole rimodulandole per l’accoglienza piena di tutti, attivando tutte le risorse. In sé la DAD ha un enorme potenziale ed è capace di colmare molti vuoti della didattica in presenza così come la conosciamo. Per esempio il raggiungimento della competenza digitale che attribuiamo, tout court, ai nostri nativi digitali. Ho scoperto che tra gli alunni sono pochi quelli in grado di fare un power point efficace, ho visto la meraviglia di tanti quando hanno scoperto alcune funzionalità specifiche di un documento Google come la dettatura vocale e non parliamo poi delle risorse gratuite e fantastiche alla portata di tutti per fare presentazioni, quiz, ricerche! E con la DAD queste competenze devono essere padroneggiate per interagire durante le lezioni, altrimenti tutto si riduce ad una mera trasposizione della lezione da in presenza a on line. In presenza si trascorre molto tempo nell’assetto classico e tradizionale che, ormai, ha fatto il suo tempo. La lezione frontale va sempre integrata con le nuove metodologie e tecnologie didattiche che non vanno applicate come uno schema ma supportate, sempre, dalla scelta, da parte del docente, di una prospettiva pedagogica che le renda efficaci. La scuola ha bisogno di rinnovarsi, i docenti di formarsi, gli alunni di crescere in conoscenze ed abilità. Formiamo cittadini del mondo, non soltanto ragazzi. E per entrare nel mondo, quando sarà il loro tempo, i giovani dovranno avere fatto tanta esperienza a scuola.

Come vivono i ragazzi la DAD? La domanda giusta è: “come vivono i ragazzi la pandemia?”. Perché la DAD è solo una delle conseguenze della pandemia. Male. Vivono malissimo la pandemia perché le paure minano le loro serenità, le incertezze smontano le loro abitudini, la malattia che entra dentro casa atterrisce molti. Si ha paura e, quindi, si studia male. E poi mancano le ricreazioni fatte per incontrare i propri amici o, magari, il compagno/a a cui stanno facendo il filo, mancano gli incontri in corridoio al cambio dell’ora, mancano, persino, le interrogazioni o i compiti fatti in classe in presenza piuttosto che on line con i sospetti – a volte fondati – del prof. che stai sicuramente copiando a sua insaputa. Ma tutto dipende da come noi docenti ci siamo attrezzati per rendere efficaci e stimolanti le lezioni in DAD. Sta, come sempre, a noi cambiare per imparare ad attivare tutte le risorse web che abbiamo sempre più a disposizione. Le case editrici o i centri di formazione hanno moltiplicato le piattaforme arricchendole di contenuti accattivanti ed interessanti. Se, come docenti, saremo capaci di innamorarcene, anche i nostri alunni impareranno a trasformare la loro modalità di apprendimento arricchendo il loro bagaglio di nuovi attrezzi per conoscere meglio ed in modo più efficace.

Si sta specializzando in DAD, ci spieghi meglio?

Parto da una personale e antica passione per le tecnologie e, in particolare, per il web. Sono sempre stata una persona molto versatile e da tanto tempo lavoro costruendo siti web. Questo mi ha portato ad avventurarmi, soprattutto in questo ultimo anno, in sperimentazioni continue, partendo dallo studio di nuovi software e applicativi per l’apprendimento. Ho seguito tanti corsi e tutorial ed ho imparato. Contemporaneamente, però, ho finalizzato le nuove conoscenze alla costruzione di competenze da condividere con gli alunni e, quindi, li ho “costretti” ad imparare a loro volta. La relazione educativa è duale e quindi, perché avvenga costruzione di sapere e apprendimento, occorre essere in due: insegnanti e alunni. Perciò tengo a sottolineare che la DAD è inutile e rischia di essere persino dannosa se avulsa da una scelta metodologica di tipo pedagogico precisa. La tecnica, di per sé, è arida se non viene sostenuta da un’adeguata base scientifica di tipo educativo. Che progetto ho per questi ragazzi? quali valori sostengono il mio insegnamento? Questo vale sia per la DAD che per la, ormai vecchia, lezione in presenza. Quindi non ho chiesto agli alunni di essere valutati facendo un power point su un argomento di storia ma ho insegnato loro come rendere comunicativamente efficace la loro presentazione. Non li ho spinti a vedersi nel pomeriggio (ahimè on line!) per lavorare in gruppo ma ho imparato ad attivare cinque stanze di videoconferenza in contemporanea per farli lavorare in gruppo durante le ore curriculari. Così la lezione è diventata altra, senza perdere l’efficacia dell’apprendimento collaborativo. Sono sicura che tra chi sta leggendo questo articolo c’è chi pensa che questo modo di lavorare sia già diffuso, ma non è così per molti, anzi. La classe docente, per quanto sia formata sui contenuti, non sempre lo è sull’efficacia dell’insegnamento, del modo di insegnare. E questo fa la differenza. Lo dico per esperienza perché in questi mesi non ho solo studiato per imparare ma ho anche formato, da docente, altri docenti italiani ed il livello di competenza in questo campo non è così scontato.

Ci racconta del suo sito didattico? L’anno scorso la DAD è stata un rimedio ad un’emergenza, che ha colto tutti impreparati. A scuola abbiamo fatto un mero trasloco nella dimensione dell’online dovendo abbandonare, gioco forza, quella in presenza. Ma non potevamo, semplicemente, trasferire tutto in quella dimensione perché stare per sei ore intere ad ascoltare insegnanti che parlano o fare lezione nelle stesse modalità sarebbe stato davvero folle. Così ho preferito mettermi in disparte e lasciare la priorità ai colleghi meno esperti del digitale. Ho iniziato, invece, a fare videolezioni registrate e caricate sul mio canale Youtube e ho dedicato al dialogo educativo il tempo on line a disposizione. Ma l’estate l’ho trascorsa anche a studiare ed a prepararmi. Perché ho compreso che avrei dovuto costruire un circuito completo per favorire l’apprendimento delle materie che insegno. Non segmenti, cioè, ma tutta la catena intera dei passaggi per permettere agli alunni un apprendimento reale e completo ed a me un insegnamento efficace ed interessante. Non ho privilegiato un unico riferimento pedagogico ma ho scelto, anche in questa modalità contingente, di assumere le metodologie didattiche opportune a seconda delle attività da realizzare. Durante le ore mattutine di lezione spiego e, in contemporanea, registro attraverso un software adatto. Subito dopo carico la registrazione sul mio canale Youtube e, nel frattempo, continuo ad interagire con gli alunni sui contenuti della spiegazione stessa. Il passaggio successivo è inserire dispense, video e contenuti in una piattaforma didattica che ho creato ad hoc e cioè il nostro sito didattico: https://sites.google.com/view/rosariacascio/. Al suo interno ho creato una sezione per ogni classe e per ogni materia. Di volta in volta carico le tematiche specifiche in modo tale che le lezioni siano sempre on line, ricche di approfondimenti diversi dalla mia unica voce come i tanti materiali caricati sui canali Rai (cultura, letteratura, storia), o quelli di altri professori in modo tale da educarli a più linguaggi. Il sito è sempre on line e quindi i contenuti sono sempre fruibili anche se si è assenti e, soprattutto, se serve riascoltare la spiegazione della docente quando si passa alla fase dello studio personale. Avendo già tanto materiale a disposizione nel sito, con gli alunni abbiamo iniziato a lavorare alla seconda fase che avevo previsto e cioè quella della loro produzione di contenuti. Abbiamo lavorato molto sulla qualità dei loro lavori piuttosto che sul doverli svolgere come un compito. Così, sempre nel sito, ho caricato alcuni tutorial perché i ragazzi imparino che non importa soltanto “fare” il compito ma è altrettanto importante farlo bene. Non mi serve interrogare in modo tradizionale perché il “sapere” viene da loro sminuzzato, trasformato, rimesso in ordine e presentato in un prodotto finito che, quello sì, sarà poi valutato attraverso una griglia oggettiva ed infine pubblicato nel nostro sito. Non vi nascondo che tutto questo mi entusiasma moltissimo e sto vivendo, da insegnante, una nuova stagione di impegno e di evoluzione. Ma resto ferma nella convinzione che la relazione educativa si costruisca sempre con il dialogo ed è per questo che, anche se in modalità virtuale, parecchio del mio tempo libero, tra una lezione e l’altro, lo continuo a dedicare ai colloqui con i ragazzi. La loro voglia di parlare ed il loro bisogno di avere un adulto significativo è ancora più presente adesso. Anzi, soprattutto adesso. Questo ascolto mi rende un’insegnante migliore perché imparo tanto dalla voce dei miei alunni.

Grazie Rosaria e ad maiora!

Da https://www.atuttamamma.net/io-insegnante-che-ho-creato-un-sito-web-per-facilitare-la-dad/

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