Chiamo

Novembre 2020 – FMA Italia e CISI – Pubblichiamo, la riflessione proposta per il mese di novembre per l’animazione comunitaria, tratta dal testo “Nel cuore del mondo. Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare” 2020-21 –Seconda lectio: CHIAMODal sogno dei 9 anni: «In quel momento apparve un uomo venerando, in virile età, nobilmente vestito. Un manto bianco gli copriva tutta la persona; ma la sua faccia era così luminosa, che io non potevo rimirarlo. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di pormi alla testa di quei fanciulli».

Testo evangelico Luca 5,1-11: “Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.”

CONTESTO

Questo racconto, ricco di grande intensità teologica, si pone come nel centro di un percorso di fede e di incontro con il Signore Gesù, che ci conduce dalla sordità alla capacità piena di ascolto, dalla malattia più paralizzante alla guarigione salvifica, che ci rende capaci di aiutare i fratelli a rinascere con noi.

La parola di Gesù CHIAMA! È una parola efficace che apre un futuro nuovo a quanti lo incontrano… Inoltre la missione che inizia ha bisogno dei discepoli, della loro disponibilità ed amicizia. Alla sua missione Gesù vuole che partecipi anche tu. È qui, a questo punto, che avviene la risposta e inizia la sequela, l'obbedienza della fede.

Gesù è il Vivente! È bella la dinamica di questo brano che ci presenta un Gesù vivo, che forma, che invita alla sequela, che chiama ad uno sguardo ampio e che infine accoglie la disponibilità dei discepoli. In questa dinamica riconosciamo un itinerario, un progetto, una vita. Gesù è sulla riva del mare di Genesareth e davanti a lui sta una grande folla, desiderosa di ascoltare la Parola di Dio. Egli sale su una barca e si scosta da terra; come un maestro e come un prode, lui siede sulle acque e le domina e di lì offre la sua salvezza, che nasce dalla Parola, ascoltata e accolta (vv. 1-3). Gesù invita alla pesca e Pietro si fida, crede alla Parola del maestro. Per fede prende il largo e getta le sue reti; per questa stesa fede la pesca è sovrabbondante, è miracolosa (vv. 4-6). L'incontro con Gesù non è mai chiuso, ma apre sempre alla comunicazione, alla condivisione: il dono, infatti, è troppo grande e incontenibile per uno solo. Pietro chiama i compagni dell'altra barca e il dono raddoppia, continuamente cresce (v.7). Davanti a Gesù Pietro si inginocchia, adora e riconosce il suo peccato, la sua incapacità, ma Lui lo chiama: "Non temere!". Dio si rivela e si fa compagno dell'uomo. Pietro accetta la missione di trarre fuori gli uomini, suoi fratelli, dal mare del mondo e del peccato, così come è stato tratto fuori lui; lascia la barca, le reti, i pesci e segue Gesù, insieme ai suoi compagni (vv. 8-11).

Pietro e la Parola. Simone, il pescatore dichiara il suo fallimento. Pietro e i suoi compagni sono reduci da una nottata di inutile fatica. Ora sono a riva a lavare le reti. È tempo di battere in ritirata... e invece no! Ecco Gesù salire sulla barca del pescatore e chiedere di «prendere il largo e calare le reti». Gesù sarà anche un ottimo predicatore, ma è di certo incompetente per quanto riguarda i tempi di pesca. Il Signore gli dice una cosa senza senso, senza significato perché si pesca di notte e non di giorno. Da un punto di vista umano, razionale Pietro ha ragione a fare l’obiezione. Nonostante questo egli si rimette al lavoro, ma ora al servizio della Parola di Gesù e il lavoro rende. Ma deve proprio pescare di giorno? Sì, egli deve capire che non è per la propria forza e volontà che agisce. È di giorno che agisce perché obbediscono al sole, Gesù, che è risorto per rischiarare chi sta nelle tenebre. Gesù è la Parola che opera ciò che dice e in questo caso Simone deve capire che non sono le cause naturali che operano. Negli Atti degli Apostoli, l’evangelizzatore Filippo deve andare a mezzogiorno su una strada deserta dove non c’è nessuno, ad evangelizzare (Atti 8, 26). Gli sforzi umani non approdano a nulla senza l’aiuto del Signore. Su tutto si pone una domanda: come si può pescare di giorno? Unico motivo è lo sperare l’impossibile dall’obbedienza. D’ora innanzi è la Parola del Signore a guidare la vita di Simone.

Essere cristiani vuol dire affidarsi a Lui. «Sulla tua Parola», indica l’atteggiamento dell’uomo credente davanti a Dio, come recitano i Salmi di fiducia e, fra questi, in maniera tutta particolare il Salmo 109: «Nella tua volontà è la mia gioia; mai dimenticherò la tua parola» (119,16); «Io sono prostrato nella polvere; dammi vita secondo la tua parola» (119,25); «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (119,105); «Tu sei mio rifugio e mio scudo, spero nella tua parola» (119,114); «Precedo l’aurora e grido aiuto, spero sulla tua parola» (119, 147); «Al mattino fammi sentire la tua grazia, poiché in te confido ... Insegnami a compiere il tuo volere, perché sei tu il mio Dio» (143,8-10). Pietro, fidandosi della Parola e volendo fare esperienza obbediente della Parola nella sua notte oscura, diventa immagine dell’uomo che rischia se stesso con coraggio, riponendo il suo cuore nel cuore di Dio. Simone esce fuori dai calcoli e si butta e va al largo. Ecco, il vero uomo di fede è colui che sa rischiare, che perde in un certo senso la misura di se e non fa ragionamenti di convenienza. Non il ragionamento, non i calcoli, non gli interessi, ma l’amore ci permette di buttarci e di sapere rischiare con Gesù in obbedienza alla sua Parola. E la Parola del Signore ripaga la fatica di chi ha osato rischiare: «E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci ...».

«Getterò le reti». Pietro ci offre un esempio luminoso di fede nella Parola di Gesù e ci consegna il testimone prezioso della sua avventura di liberazione e di amore: il verbo «gettare». In questo brano ritorna in due occasioni: la prima volta è riferito alle reti e la seconda alla persona stessa di Pietro. Il significato è forte e chiaro: davanti al Signore possiamo solo gettare le nostre ricchezze e risorse, la nostra intera vita. Noi gettiamo, ma Lui raccoglie. Sempre, con una fedeltà assoluta e infallibile.

Dal Testo alla vita. La prima sottolineatura, che sta alla radice di tutto il processo della sequela, è la libera e gratuita iniziativa di Gesù. I verbi più importanti dell’intera narrazione sono: vide, salì, pregò, disse. L’iniziativa è di Gesù e il suo parlare diventa chiamata del tutto gratuita. Perché chiama proprio questi? Perché sale proprio su questa barca? Sta qui la gioia, ma anche il tormento, di chi è chiamato: perché io e non altri? Gioia, perché la chiamata è, appunto, gratuita. Immaginate come sarebbe angosciante una chiamata condizionata! «Ti amo se…». E invece no: sappiamo di essere amati senza condizioni, amati comunque. Da qui la gioia e la serenità. Chi è chiamato deve però porsi al servizio degli altri. Non è pensabile una chiamata a vantaggio proprio. Dio non sarebbe più il Dio di tutti: si è chiamati non per sé, ma per la missione. L’appello di Gesù - ed è un secondo tratto essenziale – comporta un distacco radicale e profondo: «lasciarono tutto e lo seguirono». Abbandonare il mestiere e la famiglia è come sradicarsi. Quanto siamo capaci di reali «tagli» per dare «essenzialità» alla nostra vocazione? Il tratto che pure appartiene all’essenza della sequela, quindi a questo distacco, è l’urgenza della risposta: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono». Un altro passaggio fondamentale per la sequela è costituito dal verbo seguire. Anziché dire che il discepolo è chiamato ad imparare, il vangelo dice che è chiamato a seguire. È una specie di anomalia sulla quale si riflette poco. Il verbo, che abitualmente si accompagna alla parola discepolo, è imparare. Usando, invece, il verbo seguire, il vangelo sottolinea che al primo posto non c’è una dottrina, ma un modo di vivere. Prima che una dottrina la sequela è un progetto, e prima che un progetto è una «persona». Seguire, infatti, non dice solo camminare (e dunque un progetto), ma andar dietro a Qualcuno, a cui si vuole restare vicini, facendo la sua stessa strada e condividendo le sue scelte. In tutto questo, poi, si inserisce una prospettiva sul futuro: «d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Anche questo tratto è essenziale per capire che la chiamata non è mai per se stessi. Non è una chiamata per stare fermi, ma per camminare. La chiamata non conclude un itinerario, ma lo apre. Ed è una chiamata ad uscire, a camminare verso l’universalità e la missione. Nei testi paralleli di Marco e Luca si dice a questo proposito: «Vi farò pescatori di uomini». Il verbo è al futuro: «vi farò». Non è un caso: seguitemi è al presente, vi farò al futuro. Prima seguire e poi andare, prima la comunione e poi la missione. Se il seguire non si conclude in un andare, significa che si è intrapreso un itinerario sbagliato: non si è seguito Gesù, ma se stessi. Perché la sequela evangelica è diversa da tutte quelle sequele che invitano invece a separarsi e a rinchiudersi in se stessi.

Per avviare il confronto comunitario

  1. Rileggi con calma il testo del vangelo. Chiediti cosa significa per la tua vita essere «chiamato a prendere il largo»? Come ti trovi oggi di fronte alla libera e gratuita iniziativa di Dio che chiama?
  2. Il Signore ci chiama a partecipare alla sua missione, ad essere portatori di vita. La chiamata non è per sé ma per la missione. Cosa significa questo per noi?
  3. Come potrebbe concretizzarsi questo continuo appello del «Duc in altum» per la nostra comunità educante? Proviamo a riorganizzare e ripensare con criteri di «essenzialità» la missione.

Per la Preghiera. Ti rendiamo grazie, o Padre, per averci chiamati e consacrati con il dona del Tuo Spirito, inviandoci a portare ai giovani il Vangelo di Gesù. Noi oggi rinnoviamo, nel ricordo della nostra professione, l'offerta totale di noi stessi a Te, per camminare a1 seguito di Cristo e lavorare con Lui all'avvento del Tuo Regno. Fa che la nostra vita di ogni giorno sia un unico movimento di amore nella ricerca della Tua gloria e della salvezza dei nostri fratelli. Per Cristo nostro Signore.

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