Servo inutile

CII, 26 gennaio 2018 – Giovani al Centro n. 11 – In preparazione alla festa di don Bosco, ci confrontiamo con la testimonianza di chi, come educatore, tutti i giorni si scontra con la sua povertà e con l’evidenza che, laddove tocchiamo la nostra povertà, lì interviene l’azione di Dio. Preghiamo per essere educatrici/ori che sanno far spazio al Signore nelle pieghe concrete dell’educazione, nelle fatiche e negli scoraggiamenti, come nelle conquiste…

“Ogni giorno che passo a fianco di questi ragazzi, avverto la coscienza del mio “servo inutile” (Lc 17, 10), strumento fragilissimo nelle mani di Dio. Per quanto tu possa contare sulla competenza, sull’esperienza maturata negli anni, sulla conoscenza approfondita del mondo giovanile e di questi ragazzi in particolare, ti ritrovi, comunque, prima o poi, a fare i conti con la tua povertà di educatore, con le aspettative fallite – o apparentemente fallite – e ti rendi conto realmente di quanto sia complesso poter incidere almeno un poco positivamente nella storia delle persone e di quanto sia difficile far ritrovare loro modi nuovi e più autentici di vita. Avverti tutto il peso dell’impotenza educativa. La sensazione di impotenza è una sensazione sperimentata da tutti coloro che si immergono nell’azione educativa e formativa con i ragazzi “difficili” o semplicemente adolescenti. Proprio in quei momenti si percepisce chiaramente che laddove iniziano i propri limiti interviene l’azione di Dio: nell’impotenza educativa, quando tutte le tecniche e i saperi scientifici sembrano inefficaci, ritorna la Sacra Scrittura: “Tutto posso in colui che mi dà forza” (Fil 4, 13), di paolina memoria. Ti accorgi che, nonostante tutti gli sforzi, solo un Dio ci può salvare. Solo il Vangelo ti dà gli strumenti per guardarti in faccia senza la paura delle tue fragilità, senza l’ansia delle prestazioni. Proprio la croce di Gesù è il segno di questa impotente fragilità della condizione umana e, nello stesso tempo, di questa pienezza di vita. Annuncio un vangelo scomodo, inquietante, che fa della croce - e quindi della prova, della sofferenza – il suo vessillo. La croce è la via che ti conduce alla vita. Stando sulla croce con quelli là, ho ritrovato il primato dell’Amore vero, sacrificato, disinteressato, generoso, solidale, capace di farti entrare davvero nel senso della vita, della storia, dell’eternità. La vita nasce e cresce solo da relazioni profonde. È dentro la cura di legami autentici e profondi che crescono la responsabilità e la libertà. Si incomincia a divenire responsabili del proprio futuro e del proprio passato se si ha l’occasione di creare legami di tempo e nel tempo. Il tempo è vincolo, il tempo è impegno. Non c’è vera libertà senza vincolo”. (Don Carlo Burgio, Cappellano del carcere minorile Beccaria, Milano)

Chiamato ad annunciare la tua Parola, aiutami, Signore, a vivere di Te, e ad essere strumento della tua pace.

Assistimi con la tua luce, perché i ragazzi che la comunità mi ha affidato trovino in me un testimone credibile del Vangelo.

Toccami il cuore e rendimi trasparente la vita, perché le parole, quando veicolano la tua, non suonino false sulle mie labbra.

Esercita su di me un fascino così potente, che, prima ancora dei miei ragazzi, io abbia a pensare come Te, ad amare la gente come Te a giudicare la storia come Te.

Concedimi il gaudio di lavorare in comunione, e inondami di tristezza ogni volta che, isolandomi dagli altri, pretendo di fare la mia corsa da solo.

Ho paura, Signore, della mia povertà. Regalami, perciò, il conforto di veder crescere i miei ragazzi nella conoscenza e nel servizio di Te.

Fammi silenzio per udirli. Fammi ombra per seguirli. Fammi sosta per attenderli. Fammi vento per scuoterli. Fammi soglia per accoglierli.

Infondi in me una grande passione per la Verità, e impediscimi di parlare in tuo nome se prima non ti ho consultato con lo studio e non ho tribolato nella ricerca.

Salvami dalla presunzione di sapere tutto, dall'arroganza di chi non ammette dubbi; dalla durezza di chi non tollera ritardi; dal rigore di chi non perdona debolezze; dall'ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone.

Trasportami, dal Tabor della contemplazione, alla pianura dell'impegno quotidiano. E se l'azione inaridirà la mia vita, riconducimi sulla montagna del silenzio. Dalle alture scoprirò ì segreti della "contemplattività", e il mio sguardo missionario arriverà più facilmente agli estremi confini della terra.

Affidami a tua Madre. Dammi la gioia di custodire i miei ragazzi come Lei custodì Giovanni. E quando, come Lei, anch'io sarò provato dal martirio, fa' che ogni tanto possa trovare riposo reclinando il capo sulla sua spalla. Amen.

(Don Tonino Bello)

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