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"La tua parola, Signore, è verità: consacraci nella verità". (Acclamzione al Vangelo)

 

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IL FILO N°2

Dedicato agli insegnanti... ma non solo

RONDINI DA RIANIMARE
L'amore in materia di insegnamento

 
Daniel Pennac, scrittore francese, ha recentemente scritto il libro "Diario di scuola", nel quale narra la sua esperienza di studente e di insegnante. A conclusione, immagina di confrontarsi con Maximilien, un fantarealistico giovane somaro, a proposito di scuola e insegnamento. E Max gli rivela quello che, secondo lui, manca: l’Amore. Una parola che - chissà perché - si ha quasi paura a pronunciare, praticamente. E Pennac prosegue così, tirando le fila del libro.
N.B. Pennac dice “insegnamento” e “insegnante”, ma possiamo metterci anche “educazione” e “educatore”.

 


«È vero, da noi è sconveniente parlare d’amore nell’ambito dell’insegnamento. Provateci un po’. È come parlare di corda in casa dell’impiccato. Meglio ricorrere alla metafora per descrivere il tipo di amore che anima la professoressa G., Nicole H., gli insegnanti di cui ho parlato in tutte queste pagine, la maggior parte di quelli che mi invitano nelle loro classi e tutti gli infaticabili che non conosco. Metafora, quindi. Una metafora alata, per l’occasione. Vercors, una volta di più. Una mattina dello scorso settembre. Primissimi giorni di settembre. Mi sono addormentato tardi su una qualche pagina di questo libro. Mi sveglio ansioso di proseguire. Sto per saltar giù dal letto ma un sottile chiasso mi ferma. È tutto un garrire intorno alla casa. Garriti diffusi, intensi e tenui insieme. Ah! Sì, la partenza delle rondini! Ogni anno, intorno alla stessa data, si danno appuntamento sui fili della luce. Campi e bordi delle strade si coprono di spartiti come in un’immagine da quattro soldi. Si apprestano a migrare. È lo schiamazzo del ricongiungimento. Quelle che ancora volteggiano nel cielo chiedono l’autorizzazione per l’allineamento e quelle che sono già posate sul filo, tutte frementi del desiderio di orizzonte. Spicciatevi che si va! Arriviamo, arriviamo! Volano velocissime. Vengono da nord, in schiere hitchcockiane,  dirette a sud. Ed è esattamente l’orientazione della nostra camera da letto: nord, sud. Un abbaino a nord, una doppia finestra a sud. E ogni anno lo stesso dramma: ingannate dalla trasparenza di quelle finestre allineate, un bel po’ di rondini vanno a schiantarsi contro l’abbaino. Niente scrittura, quindi, stamattina. Apro l’abbaino a nord e la doppia finestra a sud, mi rituffo nel letto, ed eccoci occupati per la mattina a guardare squadriglie di rondini attraversare la nostra stanza, improvvisamente silenziose, forse intimidite dalle due figure coricate che le passano in rassegna. Il fatto è che, ai due lati della doppia finestra, due sottili vetri fissi rimangono chiusi. Lo spazio tra i due vetri laterali è ampio, di che lasciare passare tutti gli uccelli del cielo. Eppure, immancabilmente, tre o quattro di quelle scemotte vanno a sbattere contro i vetri fissi! È la nostra percentuale di somari. Le nostre devianti. Quelle che non stanno in riga. Che non seguono la retta via. E gozzovigliano ai margini. Risultato: vetro fisso. Toc! Tramortita sul tappeto. Allora uno di noi due si alza, prende la rondine stordita nel palmo della mano – non pesa quasi niente, ossa piene di vento -, aspetta che si risvegli, e la manda a raggiungere le amiche. La resuscitata vola via, ancora un po’ intontita, zigzagando nello spazio ritrovato, dopodiché punta dritto a sud e sparisce nel suo avvenire.
Ecco, la mia metafora vale quel che vale, ma è questo l’amore in materia di insegnamento, quando gli studenti volano come uccelli impazziti. A questo la professoressa G. o Nicole H. hanno dedicato tutta la loro esistenza: salvare dal coma scolastico una sfilza di rondini sfracellate. Non sempre si riesce, a volte non si trova una strada, alcune non si ridestano, rimangono al tappeto oppure si rompono il collo contro il vetro successivo; costoro rimangono nella nostra coscienza come le voragini di rimorso in cui riposano le rondini morte in fondo al nostro giardino, ma ogni volta ci proviamo, ci abbiamo provato. Sono i nostri studenti. Le questioni di simpatia o di antipatia per l’uno o per l’altro (questioni quanto mai reali, ci mancherebbe!) non c’entrano. Nessuno di noi saprebbe dire il grado dei nostri sentimenti verso di loro. Non di questo amore si tratta. Una rondine tramortita è una rondine da rianimare, punto e basta.
 

Lasciati "provocare"... per migliorare!

Chi sono i nostri ragazzi che "volano come uccelli impazziti"?
Come possiamo "rianimarli"? 
"Salvare dal coma scolastico"
e ancor più dal coma esistenziale i nostri ragazzi...
siamo disposti a metterci tutto l'impegno e tutta l'energia?
"Ma ogni volta ci proviamo, ci abbiamo provato":
è proprio vero che, come educatori, l'abbiamo fatto?

Commenti  

 
#17 2009-10-08 10:40
Penso che sia il segreto del nostro educare: "diamoci una mano" dice sr AL. Ebbene, troppe volte consideriamo i ragazzi come i 'nostri' ragazzi su cui quasi sentiamo di avere l'esclusiva. Questo "DIAMOCI UNA MANO" penso che sia la conversione di cui c'è bisogno. Dobbiamo ogni giorno imparare a chiedere e tendere la nostra mano. Perché da sole... non possiamo proprio fare nulla!
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#16 2009-10-08 09:05
Come si fa? Siamo solo all'inizio dell'anno scolastico e mi sento già quasi nell'emergenza di questi ragazzi ai quali non sai cosa proporre e per i quali non sai quali soluzioni prospettare. Diamoci una mano, o non so come si può fare.
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#15 2009-10-05 07:34
Pensavo al fatto che c'è chi dice che le rondini sempre meno "tornino" da noi, per tutta una serie di ragioni di ecosistema, impatto ambientale e via dicendo. Speriamo che i nostri ragazzi non facciano lo stesso, in reazione alla fatica che facciamo a rendere inostri ambienti luoghi educativi.
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#14 2009-10-02 17:14
ma se diventare adulti significa non avere più bisogno degli altri e non sbagliare mai allora siamo fritti. e allora io adulta non mi diventerò mai.
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#13 2009-10-02 13:55
... però quando si diventa adulti bisognerebbe essere capaci di tirarsi su da soli.
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#12 2009-10-01 10:23
E' bellissimo questo sito...ancor più bello è 'Il filo', x' aiuta a riflettere e..sveglia le persone di 'buona volontà' che, x 1000 motivi, sono un pò sonnecchianti! Alla buona notte ci siamo dette in sintesi il messaggio che vuole comunicare e...'le rondini da rianimare' non sono solo i ns ragazzi bellissimi e carissimi, ma anche noi suore...meno belle ma preziosissime!
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#11 2009-09-30 16:56
Hanno di fronte tanti ostacoli i giovani oggi e noi insegnanti non sappiamo come fare ad insegnare a loro come superarli. Abbiamo poco tempo e tanto programma da svolgere. Come si fa?
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#10 2009-09-30 13:18
Non siamo più capaci di educare la volontà dei nostri allievi. Così anche se li rianimiamo, poi succede facilmente che cadono un'altra volta. Mancano di volontà e di costanza
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#9 2009-09-29 10:12
... quella di insegnante sia davvero una "vocazione", qualcosa di più di una professione. Altrimenti non varrebbe la pena... perché fare l'insegnante è anche fatica, frustrazione, senso di impotenza (di fronte a queste rondini che stramazzano). Ed è perché è vocazione che l'amore c'entra. Si desidera che l'altro cresca, sia felice, diventi il meglio di sè: è questo l'amore. E allora amare e insegnare non possono che andare insieme. Un po', poi, ami anche quello che insegni (perché lo ritieni bello e importante per la vita). Ma soprattutto fai del tuo insegnare un atto d'amore verso quelli a cui insegni. E tu senti che questo amore diventa la tua stessa vita.
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#8 2009-09-29 07:25
... anche perché a tutti capita di cadere, che lo si voglia o no.
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