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IL FILO N°4
La pelle sottile e lo schiaffo

La pelle sottile e lo schiaffo


Questa volta ci lasciamo provocare dall'articolo di uno scrittore spagnolo, che fa una riflessione "educativa" personale a partire da alcuni fatti di cronaca che sono avvenuti - e continuano a ripetersi - in alcuni paesi europei.

Da: “La pelle sottile dei nostri ragazzi e l’autorità che manca agli adulti”
di JAVIER MARÍAS, Scrittore spagnolo – ottobre 2009

Sembra che ogni nuova generazione di giovani sia sempre più suscettibile e sempre più pusillanime (con poco coraggio e poca volontà, cioè con "l'anima piccola") e ogni nuova generazione di genitori sempre più disposta a proteggerla e a incoraggiare questa pusillanimità, in un crescendo senza fine. Gli adulti, poi, si allarmano di fronte ai risultati, quando è ormai troppo tardi: si ritrovano in casa adolescenti tirannici che non tollerano il minimo contrattempo o frustrazione; che a volte usano le mani (soprattutto contro le madri, che sono le più deboli); che aggrediscono la polizia, danno fuoco alle auto e cercano di assaltare le questure (che spasso!) perché è stato impedito loro di protrarre un rumoroso festino, fino alle tre di mattina, come è successo pochi giorni fa nella facoltosa Pozuelo de Alarcón, appena fuori Madrid; giovani che, nel peggiore e nel più estremo dei casi, violentano in gruppo una ragazza della loro età o anche più giovane, come è avvenuto in un paio di occasioni in Andalusia qualche mese fa; e che naturalmente abbandonano prematuramente gli studi, quando non hanno ancora le competenze per svolgere qualsiasi lavoro.

Questi adolescenti pusillanimi e dispotici non provengono in genere da famiglie emarginate o povere (sebbene, come in ogni cosa, esistano delle eccezioni) ma dalle classi medie e benestanti. Sono quei giovani che si è potuto e voluto viziare; se non dal punto di vista affettivo, certamente da quello economico. Gli studenti dell’Università inglese di Cambridge appartengono ancora, per la maggior parte, a queste classi più o meno agiate e insolenti e sono molto «sensibili», a giudicare da quello che hanno chiesto e ottenuto. Hanno deciso che pubblicare i tabelloni con la lista dei risultati finali degli esami (esami pubblici, così si chiamano) è «troppo stressante», poiché provoca loro «un’ansia eccessiva e non necessaria» e presuppone un’«umiliazione», visto che permette ad altre persone di sapere se si è stati promossi o bocciati. Il corpo docente protettore ha accolto la loro richiesta, così ora riceveranno i loro voti via email o potranno consultarli online 48 ore prima che vengano esposti. Non è difficile prevedere che alla prossima generazione questo sembrerà insufficiente, e si pretenderà che le liste non vengano nemmeno esposte. Gli adulti, andando avanti di questo passo, non oseranno contrariarli e così si perderà un’altra delle motivazioni degli studenti ad applicarsi, ossia: la vergogna di apparire davanti ai compagni come degli asini, dei pigri o degli incompetenti. Mentre bambini e giovani diventano sempre più capricciosi, i governi intervengono per trasformare in delitto lo schiaffo che i genitori usavano dare ai propri rampolli quando bisognava insegnare che alcuni atti comportano conseguenze e castighi.
Nella vita si è sempre fatta la distinzione senza difficoltà tra questo, cioè uno schiaffo occasionale, e una percossa in piena regola da parte di un adulto verso un bambino, qualcosa di condannabile e ripugnante per quasi chiunque tranne colui che infierisce. Coloro che hanno proibito lo schiaffo non sempre si oppongono, tuttavia, a mandare in galera minorenni, se questi commettono un delitto rilevante. È il regno della contraddizione: non si possono mettere le mani addosso a un ragazzo per nessun motivo, per quanto commetta sciocchezze e non senta ragioni («è molto sensibile»), mentre invece lo si può rinchiudere dietro le sbarre per un certo periodo per rovinargli la vita definitivamente. Nulla è certo, ovviamente, ma è possibile che né gli stupratori di giovani né i fascistoidi di Pozuelo si sarebbero spinti tanto oltre se avessero ricevuto, in fasi precedenti, un adeguato schiaffone e avessero imparato a temere le conseguenze dei loro atti destinati a diventare delittuosi. So già che qualcuno leggerà questo articolo come una mera rivendicazione dello schiaffo. Ebbene, che possiamo farci. Supponendo di essere tanto semplicistici quanto questi possibili lettori, preferirei che un ragazzo se ne prendesse qualcuno di tanto in tanto, piuttosto che finire troppo presto in fondo ad una cella, senza capire come diavolo ci sia capitato, o piuttosto che violentare in gruppo una compagna e tornare a casa convinto che questo possa avere la stessa importanza che imbottirsi di alcol nelle allegre nottate.


Lasciati "provocare"... per migliorare!

 

Anche i nostri adolescenti sono così?
Perché agli adulti manca "autorità"?
Come rinforzare la "pelle sottile"?
Uno schiaffo? Come va inteso?
Quando può essere educativo?
Salesianamente parlando,
che cosa può avere lo stesso effetto o sostituire lo "schiaffo"?

 


Commenti  

 
#16 2009-11-16 17:58
Mi ha fatto riflettere molto ciò che ha scritto Federica. Infatti spesso ci si scontra proprio con questa realtà di una doppia faccia anche con chi hai fatto un cammino di formazione, di dialogo e ricerca. Forse non abbiamo inciso in profondità? Forse non abbiamo toccato il cuore, non siamo riusciti a liberarli dalla paura di essere se stessi?
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#15 2009-11-13 08:25
Conosco ragazzi "per bene", apparentemente "perfetti" con gli adulti (genitori e insegnanti), ma che in gruppo si trasformano, diventano cattivi, aggressivi e violenti contro gli indifesi. Si possono fare tanti ragionamenti al riguardo. Però un pensiero mi assilla più di altri: sarà che li educhiamo a essere "falsi", a mettersi delle maschere (una per ogni occasione, a seconda dell'opportunità) e non li aiutiamo ad acquisire un'identità solida e originale?
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#14 2009-11-11 16:53
Grazie, Francy!
Credo che il miglior commento e anche il più sonoro schiaffo ce lo hai dato tu, oggi!
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#13 2009-11-11 10:26
Non so cosa pensare e dire degli adulti, se non che a volte la pelle sottile ce l'hanno loro e un paio di schiaffi non gli farebbero male.
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#12 2009-11-09 13:54
In questo discorso, mi pare che stiano parlando soltanto adulti, dalla parte della loro adultità. Ma i giovani? Voi, giovani, che leggete questa provocazione, cosa pensate di noi adulti e di voi stessi giovani?
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#11 2009-11-07 19:51
E' vero, li proteggiamo troppo questi nostri giovani... li proteggiamo invece di insegnare loro come affrontare le difficoltà e le fatiche della vita. Si fa prima e con meno impegno. Pensiamo di risparmiargli la sofferenza invece li rendiamo indifesi contro il male e insensibili al bene. Ma tutto questo capita anche a noi che ci diciamo "adulti". Ho sentito un nuovo termine: "adultescenza". Mi sembra che dica proprio come ci siamo ridotti noi. Bisognerà che ci decidiamo a crescere, se vogliamo aiutare gli altri a crescere.
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#10 2009-11-05 12:32
I ragazzi non ci ascoltano perché non credono veramente che vogliamo loro bene. Se riuscissimo a farglielo capire... e se, alla radice del problema, riuscissimo davvero a voler loro bene!
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#9 2009-11-05 10:55
Dalle parole di Don Bosco:
"Che regola tenere nell'infliggere castighi? Dove è possibile non si faccia mai uso dei castighi: dove la necessità chiede repressione, si ritenga quanto segue:
1. L'educatore tra gli allievi cerchi di farsi amare, se vuol farsi temere. In questo caso la sottrazione di benevolenza è un castigo che eccita l'emulazione, dà coraggio e non avvilisce mai.
2. Presso ai giovanotti è castigo quello che si fa servire per castigo. Si è osservato che uno sguardo non amorevole sopra taluni produce maggior effetto che non farebbe uno schiaffo. La lode quando una cosa è ben fatta, il biasimo quando vi è trascuratezza, è già un gran premio od un castigo.
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#8 2009-11-04 10:34
Ai ragazzi non diamo più schiaffi... gli giriamo le spalle e rifiutiamo loro l'aiuto. E ditemi se non è terribile.
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#7 2009-11-02 17:18
Ciò che fa pensare è che nell’era della comunicazione è difficile dialogare, riflettere , aprire un confronto chiaro, rispettoso, a volte tutto si trasforma in una unica giustificazione e un alzare il dito “sull’altro” che ha spinto il proprio figlio che per necessità è costretto a reagire. Scusate, ma la colpa non è sempre dell’altro? Non dimentichiamo che a volte i bambini fanno determinate cose semplicemente perché “sono stanchi”!!!
Ma non servono più le frustrazioni, le sconfitte per riflettere e cambiare qualcosa del mio comportamento? E’ sempre colpa dell’altro che agisce, pensa per me?
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