
Lettera/Testimonianza
di sr Silvia Melandri dall'Africa
Sinodo dell'Africa
Riconciliazione, giustizia e pace:
perché la Chiesa d'Africa sia sale e luce


Abbiamo scelto di dedicare La civetta del mese di novembre proprio al secondo Sinodo della Chiesa d'Africa appena concluso per alcuni importanti motivi
- pensare all'Africa, come continente e come Chiesa, significa pensare “giovane”, guardare al futuro, innescare il cambiamento, accettare il rischio (e allenarsi a tutto ciò fa molto bene a noi del “vecchio” continente);
- riguardo alla condizione sociale, culturale ed economica del continente africano, noi europei abbiamo delle responsabilità della quali facciamo ancora fatica ad essere consapevoli;
- il nostro Istituto è presente e vivace in Africa e, in una dinamica di comunione, anche noi sentiamo l'Africa come qualcosa che ci riguarda;
- l'Africa vive anche in mezzo a noi, nei bambini, nei giovani, nelle donne, nelle famiglie di origine africana, cristiani o non cristiani, che per motivi di lavoro, umanitari o politici hanno lasciato il loro paese e si trovano ora qui con noi e che diverse ragioni frequentano le nostre scuole, i nostri oratori, le nostre case. Dedicare un'attenzione particolare all'Africa ci può aiutare a conoscerli e a capirli di più.
Proponiamo una sorta di Dossier, che offre alcuni contenuti e una serie di spunti, per stimolare la curiosità e la riflessione.
1. Uno sguardo alla Chiesa d'Africa a partire dall'Instrumentum laboris
2. Spunti di riflessione e di approfondimento sull'Africa e sul tema del Sinodo
3. Il messaggio conclusivo
4. Il nostro Istituto in Africa e l'Africa nelle nostre case
Tesori d'Africa nella nostra Casa di Parma
5. Siti Web sull'Africa
6. Raccontaci l'Africa
1. Uno sguardo alla Chiesa d'Africa a partire dall'Instrumentum laboris
(puoi cliccare sul titolo per andare direttamente alla parte del Dossier che ti interessa)
All'inizio del pontificato di Papa Giovanni Paolo II, i cattolici africani erano circa 55.000.000. Nel 1994, anno in cui egli volle si celebrasse la Prima Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, c'erano 102.878.000 fedeli, ossia il 14,6 % della popolazione africana. Oggi, dei 943.743.000 abitanti dell'Africa i cattolici sono circa 164.925.000, il 17,5%. La Chiesa africana è giovane, feconda e impegnata a trovare vie di evangelizzazione (di incarnazione/inculturazione del Vangelo) che tengano presente le emergenze del tempo presente. Per avere una panoramica generale sui numeri e gli organismi della Chiesa africana, clicca qui.
Dal primo Sinodo dell'Africa, che ha avuto come tema "La Chiesa in Africa e la sua Missione evangelizzatrice verso l'anno 2000: ‘Sarete miei testimoni' (At 1, 8)", è nata l'esortazione apostolica post-sinodale firmata da Giovanni Paolo II con il titolo Ecclesia in Africa a Yaoundé (Camerun) il 14 settembre 1995.
Il secondo Sinodo africano, che si è appena concluso, il 25 ottobre, presieduto da Benedetto XVI, e ha avuto per tema "La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo (Mt 5, 13.14)".
L'assemblea sinodale ha lavorato a partire dall'Instrumentum laboris, presentato da Monsignor Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei vescovi e consegnato alla Chiesa d'Africa da Benedetto XVI a Yaoundé il 19 marzo scorso.
Lo proponiamo in sintesi attraverso tre ppt. È un modo per avere uno sguardo d'insieme dell'Africa e della Chiesa africana.
Prima parte ppt instrumentum laboris
Seconda parte ppt instrumentum laboris
Terza parte ppt Instrumentum laboris
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2. Spunti di riflessione e di approfondimento sull'Africa e sul tema del Sinodo
Dall'Africa lezioni di riconciliazione
di Fesmi (Federazione stampa missionaria italiana)
Nelle piccole comunità ecclesiali del Congo viene chiamato msimamizi wa amani (in swahili "responsabile della pace"). È un uomo o una donna da tutti riconosciuto/a come persona di grande fede, con il dono particolare di facilitare la pace: un vero "ministro" che mette a servizio della comunità cristiana il carisma di rappacificare individui, gruppi, famiglie che per anni hanno litigato per un insulto o un'offesa ricevuta e mai perdonata. Clicca per leggere tutto l'articolo.
Sinodo africano... e noi italiani?
di Alex Zanotelli 01/10/2009
da www.missionline.org
Il «Sinodo Africano» che sta per iniziare, è un evento importante non solo per l’Africa ,ma anche per noi italiani, per riflettere sui nostri rapporti con il continente che ci è più prossimo. A Roma apre ora la seconda assemblea speciale per l’Africa (4-25 ottobre). La prima assemblea si era svolta dal 10 aprile all’8 maggio del 1994, sempre a Roma. La Chiesa in Africa aveva chiesto un Concilio, ed invece ha avuto un Sinodo. Tanti avevano chiesto che quell’assemblea si tenesse in Africa (il contesto è fondamentale!) ed invece è di nuovo, dopo 15 anni, convocato a Roma. L’assise dei vescovi africani affronterà il tema :”La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”, che è anche il titolo dell’Instrumentum Laboris (Strumento di lavoro) che raccoglie i desiderata delle chiese locali in Africa. Questo documento è un buon strumento di lavoro da cui partire. Toccherà ora ai vescovi sinodali far sentire il grido dell’Africa. “L’Assemblea Sinodale- così dice il documento preparatorio - dovrebbe far sentire il grido dei poveri, delle minoranze, delle donne offese nella loro dignità, degli emarginati, dei lavoratori mal pagati, dei rifugiati, dei migranti, dei prigionieri…”. Dato che il Sinodo si tiene a Roma può essere una buona occasione per noi cittadini italiani e per la chiesa in Italia per affrontare alcuni nodi fondamentali fra il nostro paese e l’Africa. Clicca per leggere tutto l'articolo.
Lampedusa
di Erri De Luca – Scrittore e poeta
Questa è la trascrizione del lungo racconto di Erri De Luca nella piccola isola del Mediterraneo che per migliaia di disperati è diventata la porta dell’Occidente, simbolico luogo di incontro e di scontro di civiltà, di culture, di solidarietà e di razzismo. (Il testo è stato scritto in occasione della trasmissione tv Che tempo che fa Rai3 - speciale di mercoledì 20 maggio 2009).
I poteri hanno visto nelle isole dei luoghi di reclusione, hanno piantato prigioni su ogni scoglio. Il mare nostro brulica di sbarre. Gli uccelli, invece, vedono nell’isola un punto di appoggio dove fermare e riposare il volo prima di proseguire oltre; tra l’immagine di un’isola come recinto chiuso - quella dei poteri - e l’immagine degli uccelli - di un’isola come spalla su cui poggiare il volo - hanno ragione gli uccelli. Nel canale di Otranto e Sicilia i contadini di Africa e d’Oriente affogano nel cavo delle onde. Il pacco dei semi si sparge nei campi sommersi del mare. Un viaggio su dieci sprofonda; la terraferma Italia è terra chiusa: li lasciamo annegare per negare. Clicca per leggere tutto l'articolo.
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3. Il messaggio conclusivo: "Africa, alzati e cammina"
Un Continente in movimento, con la Chiesa al suo fianco. Il “Messaggio al Popolo di Dio” della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi è un invito al coraggio e alla forza nella fede, perché “l’Africa si è già messa in moto e la Chiesa si muove con lei”.
E allo stesso tempo una denuncia degli squilibri e degli egoismi che assediano l'Africa. Un richiamo alle responsabilità dei gruppi di potere locali e della comunità internazionale. Un appello al Continente perché si rialzi e intraprenda decisamente la via della giustizia, della riconciliazione, della pace.
Il destino del Continente - assicurano i Padri sinodali - è ancora nelle sue mani. Tutto ciò che esso domanda è avere spazio per respirare, crescere, prosperare. E perciò chiede soprattutto di essere trattato con rispetto e dignità dai potenti del mondo.
Anche perché - ribadiscono - povertà e conflitti che colpiscono gli africani non derivano tanto da fatalità naturali quanto piuttosto da decisioni e azioni di persone che non hanno alcuna considerazione per il bene comune: e questo - denunciano - a causa della criminosa complicità tra responsabili locali e interessi di entità straniere.
Il Nuntius (Messaggio) sinodale, presentato il 23 ottobre nell'Aula sinodale, si compone di sette parti, più un’introduzione e una conclusione.
Si rivolge ai sacerdoti, perché siano fedeli nel celibato, nella castità e nel distacco dai beni materiali; ai fedeli laici, chiedono di essere il volto visibile della Chiesa nell'ambito pubblico. Mentre invocano politici santi che combattano la corruzione e lavorino al bene comune.
È forte l’appello alle famiglie cattoliche, chiamate ad un nuovo impegno nella società. Per rendere possibile ciò, spetta ai Governi garantire il giusto sostegno nella lotta alla povertà. In quest’ambito, è necessario un nuovo impegno nella promozione della donna, “spina dorsale” delle Chiese locali.
Non solo nell’ambito sociale, ma soprattutto nel rapporto con le ideologie “tossiche” sul genere e sulla sessualità. Il Messaggio si rivolge anche agli uomini, chiamati ad essere mariti e padri responsabili, che difendono la vita sin dal concepimento. Nell’ambito della famiglia, un’attenzione specifica è riservata ai giovani e ai bambini, presente e futuro dell’Africa.
Il Messaggio si sofferma anche sui tanti problemi del Continente. Circa la piaga dell’Aids, viene ribadito che la Chiesa è in prima linea nella lotta al virus e nella cura dei malati e che la questione non sarà risolta con la distribuzione di profilattici. Viene sottolineato invece il successo ottenuto dalla castità e dalla fedeltà.
Non manca un appello alla comunità internazionale perché tratti l’Africa con rispetto e dignità, cambi le regole del gioco economico e del debito estero africano, fermi lo sfruttamento delle multinazionali.
Il documento ribadisce l’importanza del dialogo con le religioni tradizionali, in ambito ecumenico ed interreligioso. Con i musulmani in particolare, il dialogo è possibile, si legge nel Messaggio, ma è importante dire no al fanatismo, assicurare il rispetto reciproco e sottolineare che la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale e include la libertà di condividere e proporre, non di imporre, la propria fede.
Tra gli altri temi trattati dal Messaggio, l’importanza del Sacramento della Riconciliazione e di programmi diocesani sulla pace, lo stop alla pratica della vendetta, il rafforzamento dei legami con le antiche Chiese di Etiopia e di Egitto e tra l’Africa e gli altri continenti, il ringraziamento ai missionari, la necessità di sostenere i migranti e i rifugiati nel mondo perché l’accoglienza è un dovere.
Testo integrale del messaggio
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4. Il nostro Istituto in Africa e l'Africa nelle nostre case
FMA in Africa
In AFRICA siamo 480 FMA e lavoriamo in 85 comunità presenti in 22 paesi con
• Centri di promozione per la donna
• Scuole professionali e di prima alfabetizzazione
• Visite ai villaggi
• Centri di assistenza sanitaria e dispensari
• Centri di artigianato rurale
• Case di accoglienza per ragazze in difficoltà
• Oratori e centri giovanili
Le province in Africa
L'8 dicembre 1893 le prime Figlie di Maria Ausiliatrice arrivano in terra africana, nell'Algeria, a Mers-el-Kebir, paese dove erano state precedute due anni prima dai salesiani che avevano aperto una casa. In grande povertà aprirono l'oratorio che accolse subito tutte le fanciulle e le giovani del luogo, impiantarono un laboratorio, si diedero ai catechismi e alle opere parrocchiali. (Cfr. "Il cammino dell'Istituto nel corso di un secolo", 2°vol).
Attualmente in Africa ci sono 8 Province Religiose che comprendono 22 nazioni.
AEC AFRICA EQUATORIALE-CAMERUN, CONGO BRAZZAVILLE, GABON, GUINEA EQUATORIALE
AFC AFRICA CENTRALE-REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
AFE AFRICA EST-ETIOPIA, KENYA, RWANDA, SUDAN, TANZANIA
AFM AFRICA MERIDIONALE-LESOTHO, SUD AFRICA, ZAMBIA
AFO AFRICA OVEST-BENIN, COSTA D’AVORIO, MALI, TOGO
ANG ANGOLA
MDG MADAGASCAR
MOZ MOZAMBICO
AEC
L’Ispettoria «S. Maria Domenica Mazzarello» (Africa Equatoriale) è stata eretta canonicamente il 10 agosto 2004.
La nascita di questa Ispettoria è il risultato della moltiplicazione della provincia «Madre di Dio» (AFO) che comprendeva otto nazioni, 4 nell’Africa occidentale e 4 nell’Africa centrale.
La grande estensione, rendeva difficile l’animazione dell’Ispettoria e gli spostamenti delle suore.
L’Ispettoria ha la sua sede in Libreville (Gabon) e comprende 4 nazioni: Cameroun con 1 casa a Yaoundé; Congo-Brazzaville con 1 casa a Pointe-Noire; Gabon con 3 case: Port-Gentil, Oyem e Libreville; Guinea Equatoriale con 3 case: 1 a Batete e 2 a Malabo.
Nel 2005 le suore sono 46 di 17 nazionalità, più 6 novizie.
Le principali opere delle comunità sono: scuola materna ed elementare, centri promozionali della donna, catechesi nelle parrocchie, una scuola secondaria, scuole professionali, una casa famiglia per ragazze in situazione di disagio, oratori-centri giovanili, internati.
L’Ispettoria accoglie l’aspirantato e il postulato delle due province AEC et AFO.
AFC
La provincia "Nostra Signora d'Africa" dell'Africa centrale, è stata eretta canonicamente il 19 novembre 1969.
Le suore però il 24 gennaio 1926 erano già arrivate nel Congo, dove i salesiani erano presenti dal 1911 e chiedevano con insistenza la presenza delle FMA per farsi carico dell'educazione delle giovani e delle mamme.
Anche Mons. Sak, vescovo di Sakania-Kipushi chiese la presenza delle suore nella sua diocesi. Le prime 6 suore iniziarono la missione a Sakania con una scuola elementare per donne e ragazze, un laboratorio di taglio e cucito, l'oratorio e un piccolo orfanotrofio.
La presenza nel Congo fino all'anno 1969 dipese dal Belgio; dopo la costituzione di due ispettorie Belghe e l'aumento delle presenze nell'Africa Centrale si arrivò alla formazione di questa provincia con 47 suore.
AFE
La provincia "Nostra Signora della Speranza" è stata eretta canonicamente il 15 agosto 1992 e si estende in diverse Nazioni dell'Africa est: Sudan, Ethiopia, Kenya, Tanzania, Rwanda.
Inizialmente, nel 1988, le case del Kenya e dello Zambia si sono riunite a formare una Delegazione e nel 1989 sono state aggiunte le case dell'Etiopia e Sudan, costituendo una Visitatoria (pre-provincia).
In seguito, tenendo conto delle differenze linguistiche delle nazioni di appartenenza, si è formata l'attuale provincia.
La presenza delle suore in queste Nazioni è iniziata con opere per la promozione ed educazione della donna: centri vocazionali, promozionali, centri sanitari come dispensari e servizi nell'ospedale della zona; scuole materne e qualche servizio a scuole elementari e secondarie cattoliche e governative esistenti nella zona.
AFM
La provincia "Nostra Signora della Pace" dell'Africa meridionale è stata eretta canonicamente il 15 agosto 1995.
All'inizio le suore nel Sud Africa e Lesotho dipendevano dalla provincia Irlandese. Esse stesse chiesero di staccarsi e di unirsi ad una nazione africana.
Le opere degli inizi furono: scuola elementare, primaria, secondaria e superiore, promozione della donna e delle bambine a rischio.
AFO
La provincia "Madre di Dio" dell'Africa ovest, è stata eretta canonicamente il 5 agosto 1992 a Lomè (Togo).
La presenza delle FMA in questa regione data dal 1971 a Porto Gentile (Gabon) come risposta della provincia francese al Progetto Africa. Successivamente si unirono altre province: Madrid nel 1980, quella di Barcellona e di Siviglia nel 1982, formando una forte presenza nell'Africa Occidentale.
Il primo gennaio 1991 madre Marinella Castagno (Superiora generale) e madre Lina Chiandotto (consigliera per le missioni), autorizzano la fondazione della visitatoria Madre di Dio e come responsabile è nominata suor Yvonne Reungoat.
Inizialmente le suore erano presenti in 6 nazioni: Gabon, Guinea Equatoriale, Mali, Costa d'Avorio, Togo e Benin provenienti da 18 diverse nazioni. Le principali opere erano scuole elementari, dispensario e promozione della donna.
ANG
La visitatoria "Regina della Pace" è stata eretta canonicamente il 22 gennaio 2004. Comprende 5 comunità distribuite sul territorio dell'Angola, con 23 suore.
MDG
La visitatoria "Maria sorgente di vita" del Madagascar è stata eretta il 15 agosto 1997.
L'inizio di questa presenza risale al 13 maggio 1986 con la fondazione della prima casa a Mahajanga, la quale dipendeva dall'ispettoria veneta "Maria Regina".
E' stato Mons. Armand Gaêtan Razafindratandra, a quel tempo vescovo di Mahajanga, a chiedere la presenza della congregazione per l'educazione della gioventù nella sua diocesi.
Le prime 5 FMA, 3 italiane, 1 slovena e 1 croata, arrivate dalla provincia veneta "Maria Regina", iniziarono il loro lavoro missionario con la scuola elementare, l'oratorio, la promozione della donna, il dispensario.
MOZ
La provincia "San Giovanni Bosco" del Mozambico è stata eretta canonicamente il 24 gennaio 1992.
La creazione di questa provincia risulta dal processo di unificazione delle case che in Africa hanno la stessa lingua ufficiale.
Le FMA e i SDB sono stati chiamati dal governo portoghese per assumere la responsabilità degli internati dell'Assistenza Pubblica, destinati ai figli di famiglie in situazione precaria o con genitori divisi.
Arrivando in Mozambico le suore si occuparono degli internati, delle scuole primarie e secondarie, della formazione delle ragazze in vista del matrimonio, di centri sanitari e di attività pastorali.
Le prime case all'inizio appartenevano alla Spagna-Madrid e poi al Portogallo.
Con l'indipendeza del Mozambico nel 1975, la presenza delle FMA è divenuta una Delegazione dipendente direttamente dal Centro; nel 1985 è diventata visitatoria e poi provincia nel 1992, raggruppando le case del Mozambico e quelle dell'Angola. Dal 2004 l'Angola è visitatoria a se stante.
CIAM: Conferenza Interispettoriale Africa – Madagascar
Africa centrale – Africa equatoriale – Africa est – Africa meridionale – Africa ovest – Angola – Mozambico – Madagascar
L'Africa a casa nostra e... una proposta di narrazione e condivisione



Sappiamo che nella nostra ispettoria ci sono opere specifiche per persone che si trasferiscono in Italia da altri paesi non appartenenti all'Unione Europea per lavoro o per altri motivi: scuola di lingua italiana, corsi di formazione professionale, sostegno all'inserimento lavorativo. Ma è anche vero che in ciascuna delle nostre opere - scuole di ogni ordine e grado, gruppi formativi, oratori, casa famiglia - "l'internazionalità" e "l'interculturalità" sono la normalità. E' un "segno dei tempi", un grande dono e certamente un modo per esprimere la ricchezza del carisma salesiano. E' anche una responsabilità e un impegno: sentiamo la necessità di conoscere per comprendere ed educare al meglio, per rispondere alle reali esigenze di crescita di ogni persona, valorizzandone le qualità personali e culturali.
Tanti, fra questi, provengono da differenti parti dell'Africa. Oltre ai tanti Magrebini, provenienti cioè dai paesi arabi musulmani dell'Africa nordoccidentale, per i quali sarebbe da fare un discorso a parte, ci sono Senegalesi, Ghanesi, Nigeriani, ... e ancora altri.
Provate, nelle Comunità FMA o anche con le Comunità educanti, a fare una "mappa" delle provenienze dei vostri bambini, ragazzi, donne, giovani famiglie originari dell'Africa. Vi renderete conto che abbiamo davvero l'Africa in casa.
E chissà quante belle storie ed esperienze - con i bambini, con i ragazzi, con le donne e con le famiglie africane - avreste da raccontare! Esperienze grazie alle quali avete scoperto pregi e qualità delle persone e dei popoli dell'Africa.
Sarebbe bello poter condividere queste "storie" anche attraverso le pagine del nostro sito...
Dai, un piccolo sforzo: provate a scriverle (non servono né poemi né trattati) e inviatele alla Commissione Comunicazione in Ispettoria.
Sarà un modo concreto per condividere e comunicare la vita!
Per cominciare...
TESORI D'AFRICA nella nostra Casa di Parma
Sr Paola ci racconta quattro frammenti di vita in quattro storie
SAFIA
Safia è tornata dal Marocco. Le avevamo detto mille volte di tornare in tempo per non superare il limite massimo di assenze ed essere estromessa dal corso; ma l’anno scorso a Natale la famiglia l’ha portata in Marocco ed è tornata solo a maggio. Troppo tardi: ha perso il corso. Lei ci teneva molto a studiare, era anche molto brava. L’azienda dove aveva fatto lo stage era interessata a lei, perché sa l’arabo parlato e scritto, e sa piuttosto bene l’inglese. È abile in contabilità e in gestione dati. Anche se porta il velo lo fa con equilibrio e non disturba. Safia, se avesse avuto una storia diversa, sarebbe stata una ragazza da laurea, ma ha un fratellino gravemente disabile e siccome i suoi genitori non hanno mai voluto imparare l’italiano, dall’età di dieci anni, quando lui è nato, lei si prende cura di lui, … parlare con i medici, con la scuola, gestire le medicine… Così non ha mai avuto tempo e soldi per studiare. Ha dei sogni, Safia, con i suoi 17 anni. È innamorata di un ragazzo che abita qui vicino: “un credente” mi ha specificato “perché non potrei costruire una vita con un uomo che non crede in Dio, o con uno che va alla moschea solo per farsi vedere e non essere escluso dalle nostre comunità etniche”. Non è lui, però, quello scelto per lei dalla famiglia: lei deve sposare suo cugino, così, con il ricongiungimento familiare, lui potrà venire in Italia. Per questo Safia è andata in Marocco. “Sottoponi alla nonna i tuoi pensieri” le ho detto “forse lei capirà”. Sì, alla fine hanno capito e Safia è tornata, è venuta a scuola con suo padre. Lui faceva tradurre quello che voleva dirmi: che hanno una brava figlia e senza di lei non saprebbero come fare, che si sono resi conto di averle chiesto tanto, troppo, per molti anni; che la nonna ha detto che la ragazza ha diritto al suo futuro; che sono tutti fieri di lei … e se per favore, PER FAVORE! Riuscivamo a farle fare la seconda e prendere la qualifica professionale! Con un po’ di traffici burocratici ci siamo riusciti, l’abbiamo inserita in una nuova classe e arriverà certamente alla qualifica; chissà che il suo sogno non riprenda corso!
JEREMIA
Passando sul viale si vede una piccola pizzeria, graziosa, pulita, invitante. Una tenda d’edera decora la facciata, potata in modo da formare una specie di arco intorno alla porta e alla vetrina. Questa è velata da un telo di cotone leggero e rado, stampato a batik con colori sgargianti con una scena di capanne, donne che macinano il grano, giraffe, palme: il “biglietto da visita” di “Africa 2”. Jeremia gestisce “Africa 2” da otto anni. Suo zio da quindici gestisce “Africa 1” in un altro punto della città. La pizza di “Africa 2” è molto buona, la si può avere tradizionale, secondo i più tipici dettami napoletani, o africana, più piccante, con sapori esotici di spezie e carni aromatiche. Jeremia è allegro e accogliente, ci sa fare con tutti. Questo quartiere ha una densità di immigrati altissima e gira un po’ di tutto il mondo dentro la pizzeria. Sono andata a chiedergli se fa una convenzione con noi per il pranzo dei ragazzi, dato che non abbiamo la possibilità di fare mensa né abbiamo un posto dove possono passare la pausa pranzo. Altri locali qui intorno mi hanno detto di no, perché gli adolescenti sono un po’ scomodi e poi non tutti accendono il forno a mezzogiorno. Jeremia e i suoi lavoranti, invece, non hanno problemi, hanno già fatto mensa per due anni per i ragazzi del vivaio della squadra di calcio cittadina, che doveva ristrutturare la mensa. Apre un sorriso bianco smagliante sulla faccia nera, e si esprime con accento vagamente emiliano: “Mi piace avere dei giovani in giro, sono gente allegra. Mai avuto problemi con i gruppi di ragazzi!” I giovani piacciono anche a noi: abbiamo qualcosa in comune.
THOMA e RIA
A novembre Thoma e Ria portavano una maglietta di cotone, sandali e braghette corte. La mamma si spiegava a fatica, e non riuscendo a farsi capire, a tratti piangeva. Dalla Nigeria, con enormi sforzi, era riuscita a far arrivare i bambini, ma ora si trovava da sola, doveva lavorare, aveva già perso tanti giorni, DOVEVAMO prendere i bambini a scuola se no lei perdeva il lavoro. La scuola, inutile dirlo, era strapiena: nessun posto a disposizione. Ma tant’è, “te li teniamo intanto, così puoi muoverti e sistemare i documenti” (in che modo saranno arrivati Thoma e Ria se non avevano i documenti regolari?). Aiutammo la mamma attraverso la rete “Presa in carico totale”, istituita dalla Provincia per l’integrazione degli stranieri, della quale siamo membri. Le mamme della scuola materna, poi, rendendosi conto della situazione, spontaneamente procurarono il guardaroba ai due bambini. Ria, però, non mi lasciava tranquilla. Una piccolina di tre anni minuta, denutrita con un pancino gonfio… Convinta la madre a portarla all’ospedale, la bimba venne ricoverata per una grave forma di malaria. In quel periodo Thoma stava da noi anche 10 ore al giorno. Ma era grande. Lo vedevo imparare velocemente la lingua, muoversi, interagire. Era piccolo di proporzioni, sì, ma doveva essere più grande di età. Infatti, avuti finalmente i documenti, si vide che doveva compiere sette anni. Cominciò così la trafila per mandarlo alla scuola elementare. Non ci fu verso: nessuna scuola lo accettò, con una scusa o con l’altra, nonostante le disposizioni dell’ufficio scolastico provinciale. Ho scoperto che da gennaio in poi una scuola può dichiarare che nuovi allievi non sono più scolarizzabili e rifiutare le iscrizioni. Thoma e Ria furono rispediti in Nigeria dai nonni. Per la mamma era impossibile tenerli da sola, senza appoggiarsi a una scuola a tempo pieno. Da un anno pregavo per loro dicendo a me stessa che se Ria fosse tornata là a morire ce l’avremmo avuta tutti sulla coscienza. Ma la Provvidenza è stata buona. Il mese scorso mi sono vista arrivare la mamma. Ci teneva a venirmi a dire che si era trasferita a Torino e là era riuscita a organizzarsi vivendo in casa con una parente e aveva fatto tornare i bambini, e stavano bene.
TEREFE
Il Campus Universitario dista da casa nostra 7 chilometri. La facoltà di ingegneria si trova là e ci vogliono due autobus per arrivarci. Ma Terefe non vuol pagare il biglietto: al suo villaggio la gente fa 7 chilometri per andare a prendere l’acqua, quindi lei può ben farli per andare a scuola. Terefe é una ragazza molto bella, nessuno vedendola per strada può pensare che sia così indigente. Vestita con gusto attraverso il magazzino della Caritas, pulita e pettinata con certe architetture di treccine da vero ingegnere: una ragazza da copertina. 21 anni, arrivata al nostro centro di accoglienza perché tutti i soldi - proprio tutti! - accumulati dal villaggio per mandarla in Italia a studiare, le erano serviti per il viaggio. Lei lo sapeva da subito, ma non ha avuto paura di venire. L’italiano l’ha imparato alla missione (che dista dal villaggio 13 chilometri e lei ci andava a scuola tutti i giorni, quasi sempre a piedi), ha dato l’esame di ammissione all’ambasciata italiana, ha ottenuto una borsa di studio da un’associazione umanitaria – questo le paga le spese universitarie, ma l’alloggio e il vitto? – “per il resto figlia mia, troverai il Signore anche là” le ha detto suo padre “ma se Dio ti ha fatta intelligente è importante che tu vada a studiare, così ci porterai l’acqua e delle case migliori e delle scuole e il dispensario come hanno alla missione.” Ora abbiamo ottenuto per lei un alloggio al villaggio universitario. Al resto ci penserà da sola, troverà qualche lavoretto per avere qualche soldo di più, in fondo a lei basta mangiare una volta al giorno, come al villaggio.
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5. Siti Web sull'Africa
www.columbia.edu/cu/lweb/indiv/africa/cuvl/
www.missioni-africane.org/
www.missionline.org
www.nimedia.it/afriradio_player.asp
www.nigrizia.it
www.unimondo.org/
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6. Raccontaci l'Africa
L'Africa più bella e più vera ce la potresti raccontare tu, che magari sei capitato su queste pagine per caso.
Tu che vieni dall'Africa e hai nel cuore gli affetti, i valori, i colori e i sapori della tua terra.
Tu che vieni dall'Africa e che ora vivi e lavori in Italia.
Tu che in Africa ci sei stato e hai lasciato là un pezzo del tuo cuore.
Tu che in Africa non ci sei stato, ma che condividi amicizia, studio o lavoro con tanti figli dell'Africa e ne hai scoperto sogni e pregi...
Questo è lo spazio giusto per lasciare il tuo pensiero, la tua breve esperienza, la tua speranza.
Perchè, condividendoli, i pensieri, le esperienze e le speranze diventano più "veri".
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Commenti
La giraffa imparò la lezione e da quel giorno cominciò a collaborare con gli altri animali e a rispettarli.
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