"Con la misura con cui misurate sarà misurato a voi in cambio" (Lc 6, 38)

 

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IL FILO N°8
Ricordando Guri, uno di Noi

Ci lasciamo provocare da un evento e dalla "voce" delle ragazze del Ciofs di Parma
 

Non scriviamo molto sul sito, noi di Parma, perché il lavoro incalza; ma ora vogliamo dare voce alle nostre ragazze che hanno parlato, hanno scritto al giornale della città, e quindi è giusto che siano ascoltate anche da noi. Abbiamo appena vissuto la festa di Don Bosco e in tutte le nostre case i cortili si sono riempiti, le serate animate, nelle scuole le varie classi si sono contesi gli spazi per poter celebrare, rappresentare, mangiare insieme alla memoria del santo dei “giovani più poveri”. Proprio “quei” giovani sono anche qui, nei nostri corsi di formazione professionale, dove spesso si raccolgono gli “ultimi” in cerca di un po’ di futuro. All’IPSIA, dove abbiamo i corsi integrati, una rissa è finita con un ragazzo ucciso. Rosaria, la nostra tutor, era là, stava accompagnando la nostra classe in laboratorio, quando tutto si è consumato sotto i loro occhi, in pochi secondi, tra un gruppo di albanesi e uno di indiani. Ora tutta la città s’interroga, ora si fanno le conferenze, ora si parla di “emergenza integrazione”; ma - mi diceva Rosaria - : “l’unica vera risposta è lavorare sull’educazione: quei ragazzi non erano di nessuno, non si sentivano di nessuno, non ascoltavano nessuno. Quelli dei nostri corsi mi sono immediatamente venuti a cercare, volevano parlare, capire, sapere se stavo bene. È solo così che si può fare qualcosa. Noi dobbiamo fare in modo che i ragazzi si sentano “nostri”, e quindi ci ascoltino e si lascino condurre”. Ecco quindi tutto il suo lavoro, sia all’IPSIA che qui in sede, per rielaborare e cercare di capire l’avvenuto. Molti degli altri giovani dell’IPSIA hanno dichiarato di essere diversi: loro non erano amici né delle vittime né degli aggressori, loro non c’entrano con quelli con il coltello. Le nostre ragazze, pure di altro corso e altra classe, hanno imparato invece a “sentirsi parte”, perciò hanno scritto questa lettera alla Gazzetta di Parma, che l’ha pubblicata pochi giorni fa.

 Ricordando Guri

Con questa lettera vorremmo ricordare quello che è accaduto un mese fa – eravamo così vicini alla festa del Natale! – al nostro compagno Guri, la cui tragica e assurda morte ha lasciato in tutti noi un senso di sbigottimento e di terribile angoscia.

È stato compiuto qualcosa di irreparabile: in un attimo di follia e di violenza cieca, una vita – unica, preziosa, sacra - è stata distrutta e con essa tutti i sogni, le sperane, la voglia di vivere di un ragazzo che cercava di realizzare qui, con noi, il suo futuro.

E quando diciamo “noi” intendiamo la “nostra” scuola, l’istituto IPSIA “Primo Levi”, dove convivono ben 40 etnie diverse: anche per questo, a volte, è difficile andare tutti d’accordo; anche per questo è così difficile riuscire a superare le apparenze che sembrano dividere, più che unire. Perché non è solo distrutta la vita di Guri, ma anche di chi lo ha ucciso, forse per sbaglio, forse per rabbia, forse per follia: giovani e famiglie spezzate sotto gli occhi attoniti di un’intera comunità scolastica e, diciamolo, dell’intera città.

Eppure in questa scuola non si impara solo un lavoro: quotidianamente si impara soprattutto a vivere. Perché la vita non si affronta stando sotto una campana di vetro, ma nella realtà delle cose, quella realtà che pone fianco a fianco individui apparentemente tanto diversi gli uni dagli altri, ma in realtà tanto simili perché tutti irripetibili: “abitanti di un minuscolo pianeta, figli marginali del cosmo”, eppure grandi perché capaci di capire, capaci di quella coscienza umana che sola può guidarci alla solidarietà, alla giustizia, alla pace.

Ciao Guri. Vogliamo che la tua storia aiuti tutti noi a diventare migliori.

Le compagne del biennio “Moda” - corsi integrati CIOFS-FP

 
Lasciati "provocare"... per migliorare!
 
Che riflessione suscitano in te le parole di Rosaria?
Come aiutare i nostri giovani ad "imparare a vivere"?
Come aiutarli a sentirsi parte di un "Noi"?

Commenti  

 
#5 la vita e la morte 2010-02-21 04:33
Mi sembra a volte che i nostri ragazzi non capiscano, non si rendano conto delle loro azioni e che non prendano in considerazione le conseguenze di ciò che fanno. Pensano che sia come nei videogame, anche la vita e la morte.
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#4 GM 2010-02-19 07:42
Queste povertà dei giovani ci fanno paura perchè pensiamo di non sapere come affrontarle. Invece basta "tornare" a don Bosco!
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#3 sr MP 2010-02-13 11:10
"È stato compiuto qualcosa di irreparabile: in un attimo di follia e di violenza cieca, una vita – unica, preziosa, sacra - è stata distrutta e con essa tutti i sogni, le speranze, la voglia di vivere di un ragazzo che cercava di realizzare qui, con noi, il suo futuro": questa è compassione!
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#2 Laura 2010-02-12 13:28
Siamo troppo pieni di noi stessi per accorgerci che gli altri sono in difficoltà e hanno bisogno di una mano, o di essere ascoltati. Avessero tutti come queste ragazze una persona adulta a cui riferirsi...
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#1 Serena 2010-02-10 09:52
Anche noi adulti dobbiamo re-imparare a vivere... e a lasciarci toccare da quello che capita, sentirci parte del mondo. Sentire che ne siamo partecipi e responsabili.
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