Gennaio Salesiano
Un mese per dare slancio in noi al Carisma educativo salesiano

Ai giovani che chiedono «Vogliamo vedere Gesù!» come rispondiamo?
Accogliendo l'invito che viene dalla Strenna del Rettor Maggiore don Pascual Chavez e in linea con gli orientamenti del Capitolo, vorremmo che, di mano in mano nel corso del mese, le feste salesiane - in particolare quelle di Laura, Francesco di Sales e don Bosco - del mese di gennaio fossero l'occasione per riappropriarci del modo salesiano di vivere e mettere in pratica come educatrici/tori e come comunità educanti l'Accompagnamento educativo e spirituale dei giovani.
Cominciamo proponendo una "chiave" di riflessione educativa carismatica su Laura (vedi il 22 gennaio) e un estratto da La Filotea di Francesco di Sales (vedi il 24 gennaio)
Calendario "Salesiano"
15 gennaio Beato Luigi Variara
22 gennaio Beata Laura Vicuña
La “Casa” salesiana di Junín: profetico “insieme” che sa Accompagnare
24 gennaio San Francesco di Sales
Perché è necessaria la Direzione/Accompagnamento spirituale?
Francesco di Sales - Accompagnare: "condurre le anime" con cuore di Padre
30 gennaio Beato Bronislao Markiewicz
31 gennaio San Giovanni Bosco
Dall'esperienza personale don Bosco imparò l'Accompagnamento...
Come "Accompagnava" don Bosco? Ce lo facciamo dire, con una canzone, dai giovani...
Tu, don Bosco! No, non è un caso se tu sei qui! Sarà la Vita
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Spunti di riflessione sull'Accompagnamento
Chi e come ha "ACCOMPAGNATO" Laura nel suo cammino di Sanità e Felicità Evangelica?
La “Casa” salesiana di Junín: profetico “insieme” che sa Accompagnare
Tratto da: Mario Llano, Sdb - Laura Vicuña: frutto prezioso del sistema preventivo praticato insieme da Fma e Sdb, Omelia nella festa di Laura Vicuña 2002 – Casa Generalizia Fma.
Laura Vicuña, con la serietà dei “grandi” e accompagnata in forma adeguata, ha potuto maturare pienamente in breve tempo.
La santità di Laura è il frutto della perfetta applicazione del Sistema Preventivo nell'azione educativa pastorale vissuta insieme da Fma e Sdb.
La casa salesiana di Junín fu senz'altro, la chiave di riuscita educativa e pastorale di Laura. Le Cronache della casa dei Sdb danno notizia delle Fma come se tutto capitasse a casa propria. D. Milanesio, superiore della missione, riferisce la qualità della condivisione tra Sdb e Fma; dice: «C'è perfetta armonia tra di noi». Poi con valore profetico, segnala: «Tanto il chierico come le Suore sviluppano in modo ottimo il loro compito» (sottolineatura di D. Milanesio).
La casa evidenziava un nesso di comunicazione immediata tra le due comunità. Era un unico palazzo diviso dal muro. Solo più tardi si faranno case separate.
Vivono da poveri. Così scrive Suor Madeleine: «La casa di Junín non potrebbe essere più povera; denaro entra pochissimo; andiamo avanti facendo qualche lavoro per la gente di fuori e per i Sdb. Loro ci aiutano pagandoci qualcosa per le orfane che ci raccomandano. L'amministrazione è separata, ma i viveri li fanno venire loro. Il pane lo facciamo noi. Per avere del latte dobbiamo mungere noi le mucche...». E più avanti conclude: «nelle missioni il lavoro è triplicato da questi lavori che nelle città non si conoscono nemmeno».
L'«insieme» tocca anche la preghiera: «AI mattino informa Milanesio ci alziamo alle cinque, alle cinque e mezzo facciamo la meditazione con le Suore». II P. Genghini dice ancora: «Per la messa, i vespri e la benedizione, sempre, sempre, sempre [le Suore e le ragazze] sono venute e verranno alla chiesa salesiana. Lo stesso capita con i tridui, le novene, i mesi, gli esercizi spirituali, ecc.»
Le norme pontificie verranno a mettere tra parentesi questo stile di famiglia. La condivisione materiale accompagnava quella dei lavoro educativo e pastorale.
Le matricole scolastiche dei ragazzi e delle ragazze, fino al 1899, constano in un unico Registro comune. Un bel po’ di co educazione!
Evidentemente, una tale prassi richiama educatori e educatrici maturi, seri e santi. Questa capacità di condivisione è un indice della maturità della opzione vocazionale e missionaria, II vincolo tra Fma e Sdb si fondava nell'amore soprannaturale reciproco, la condivisione del lavoro instancabile e gioioso, la proposta coraggiosa della santità.
Quest'ambiente fu decisivo per la santità di Laura.
Fma e Sdb, un insieme di uomini e donne di Don Bosco e di Madre Mazzarello profondamente significativi l'indirizzarono e sostennero per quella strada:
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Sono conosciuti il ruolo della direttrice Suor Angela Piai, svolse il ruolo di madre; di Suor Aria Maria Rodríguez, la maestra di cultura e di vita; delle compagne, che diventarono sorelle; e dei sacerdoti, don Milanesio, don Crestanello, don Genghini, come confessori e direttori spirituali che furono per lei veri padri della fede.
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Si richiama anche l'attenzione su un giovane salesiano presente nell'insieme.., quel «chierico» che eseguiva «bene il suo compito insieme alle suore», Félix De Valois Ortiz. Egli preparava teatri e insegnava canto... 'anche alle ragazze'! e ha fatto cantare Laura da solista. Diventò vero fratello ed amico nella grazia. Senza esagerazioni, Ortiz fu l'assistente, (amico del cortile e l'angelo dell'anima per Laura e per le sue compagne. Infatti, P. Crestanello (confessore della beata) segnala che Laura non ha avuto segreti con lui giacché egli era «una persona che lei amava e apprezzava molto, e con cui si tratteneva in confidenziali conversazioni».
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Questo spiega che proprio lui, il «chierico» Félix Ortiz, da giovane e sensibile educatore, e protagonista di questa storia, il 29 gennaio 1904, col cuore spaccato, abbia scritto:
«Laura Vicuña R.Q.I.P. Morì come muoiono i santi; si addormentò tranquilla e serena nel bacio dei Signore. Fu strappata affinché la malizia non cambiasse il suo cuore, che non danneggiò il vizio né contaminò il peccato. I suoi giorni furono corti, ma strapieni di opere sante e accette al Signore.
E continua Laura Vicuña tutti quelli che abbiamo avuto la fortuna di conoscere questa amabile ragazza, non possiamo fare a meno di sentire un vuoto che, in certo modo, ci preoccupa. Vanamente procuriamo distrarci divagando la nostra mente ad altri affari, perché il suo ricordo non può più separarsi da noi. La sua pietà e le sue eroiche virtù ci fanno supporre, con fondamento, che sia già felice nella Patria dei Beati. Voglia Dio che così come ha avuto tanti ammiratori in vita sua, abbia numerosi imitatori delle sue virtù.»
Così Sdb e Fma hanno insegnato a Laura a non dilazionare le scelte totalizzanti. L'hanno fatto in un profetico «insieme», un ambiente di consanguineità spirituale, che ha incarnato il vangelo, prima d'incartarlo per omaggio.
Questa profezia l'ha indotta a firmare i suoi lavori scolastici con il pseudonimo: «la piccola matta di Gesù», poi l'ha fatta sognare con una speciale consacrazione, e finalmente ha fatta esprimere: «Sì, Lei è mia Madre, e come ci vuol bene tutti, è Madre pure di tutti».
Passati cent'anni la nostra missione ha cambiato condizioni. Ma il vissuto di quella prima ora, visti i risultati, non può che ispirare molte scelte e molte priorità del nostro tempo.
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Perché è necessaria la Direzione/Accompagnamento Spirituale?
Accompagnare: “Condurre le anime” con cuore di Padre
Nella prefazione della Filotea di san Francesco di Sales in lingua originale, l'autore due volte fa uso del termine "assistenza" (assistance). È scelto per qualificare il ruolo di colui che, nell'opera, viene chiamato ora «conduttore» (conducteur) e «amico fedele», ora «guida» e «angelo custode». Colui cioè che, in un rapporto personalizzato, ha il compito di indicare il cammino e condurre, avvisare, consigliare, insegnare, dirigere, esaminare, correggere, medicare, consolare, preservare dal male e consolidare nel bene.
Questi verbi usati da Francesco, appartenenti all'area semantica della funzione educativa attiva, ma anche a quella della cura pastorale, sono intrecciati tra di loro e variamente declinati per esprimere l'accompagnamento spirituale secondo una modalità amichevole ed affettuosa cara al santo savoiardo.
Egli ci confida che il compito di guida spirituale (de conduire les ames) è una grande fatica, «ma una fatica che consola, come quella dei mieti tori e dei vendemmiatori, che raggiungono il massimo della felicità quando hanno molto da fare e sono sovrastati dal lavoro; è un impegno che distende e ravviva il cuore per la soavità che ne viene a chi lo intraprende [...]. Un cuore paterno si farà volentieri carico, quando la incontra, di una persona che desideri la perfezione cristiana, e se la stringerà al petto, come fa una madre col suo bambino, senza stancarsi per il peso di quell'amatissimo fardello. Ma è necessario indubbiamente che si abbia un cuore di padre; ecco perché gli Apostoli e gli uomini apostolici chiamano i loro discepoli non soltanto figli, ma molto più teneramente figliuoli». Ci sono, in queste espressioni, gli elementi utili a configurare un ruolo che va oltre il semplice affiancamento amichevole, perché mira ad offrire stimoli attivi e appassionati, che incoraggiano e quasi spingono ad addentrarsi con determinazione ed entusiasmo su una strada percorsa dalla guida spirituale stessa, con slancio del cuore e gusto dello spirito.
Non ci è difficile comprendere perché Don Bosco si sia ispirato nel suo metodo educativo a questo santo e abbia fatto suo l'aggettivo “salesiano”.
Necessità di un direttore spirituale per entrare e progredire nella devizione
Tratto da: Francesco di Sales, La Filotea - Introduzione alla vita devota, Cap. IV.
Quando il giovane Tobia ricevette l’ordine di recarsi a Rage, rispose: Non conosco la strada. Il padre gli disse allora: Va tranquillo e cerca qualcuno che ti faccia da guida.
Ti dico la stessa cosa, Filotea. Vuoi metterti in cammino verso la devozione con sicurezza? Trova qualche uomo capace che ti sia di guida e ti accompagni; è la raccomandazione delle raccomandazioni. Qualunque cosa tu cerchi, dice il devoto Avila, troverai con certezza la volontà di Dio soltanto sul cammino di una umile obbedienza, tanto raccomandata e messa in pratica dai devoti del tempo antico.
La Beata Madre Teresa, vedendo Caterina di Cordova fare grandi penitenze, ebbe un grande desiderio di imitarla contro il parere del confessore che glielo proibiva e al quale era tentata di non obbedire, almeno in questo, Dio allora le disse: Figlia mia, tu stai camminando su una strada buona e sicura. Vedi le sue penitenze? Eppure io preferisco la tua obbedienza! Teresa concepì tanto amore per questa virtù che, oltre all’obbedienza dovuta ai Superiori, votò una particolare obbedienza ad un uomo straordinario, impegnandosi a seguirne la direzione e la guida; ne ebbe grandi consolazioni. Prima e dopo di lei, è capitata la stessa cosa a molte anime elette che, per garantirsi una più perfetta sottomissione a Dio, hanno posto la loro volontà sotto la direzione dei suoi servi; cosa che S. Caterina da Siena elogia con sante espressioni nei suoi Dialoghi.
La devota principessa S. Elisabetta obbediva, con estrema esattezza, al dotto Maestro Corrado; ecco un consiglio dato da S. Luigi sul letto di morte a suo figlio: "Confessati spesso, scegli un confessore adatto, che sia molto prudente e che possa insegnarti con sicurezza, a fare il tuo dovere".
"L’amico fedele, dice la S. Scrittura, è una forte protezione; chi lo trova, trova un tesoro". L’amico fedele è un balsamo di vita e d’immortalità; coloro che temono Dio, lo trovano. Queste parole divine si riferiscono, in primo luogo, come puoi notare, all’immortalità, per camminare verso la quale è necessario, prima di tutto, avere un amico fedele che diriga le nostre azioni con le sue esortazioni e i suoi consigli; ci eviterà così i tranelli e gli inganni del nemico; sarà per noi un tesoro di sapienza nelle afflizioni, nelle tristezze e nelle cadute; sarà il balsamo per alleviare e consolare i nostri cuori nelle malattie spirituali; ci proteggerà dal male e ci renderà stabili nel bene; e se dovesse colpirci qualche infermità, impedirà che diventi mortale e ci farà guarire.
Ma chi può trovare un amico di tal sorta? Risponde il Saggio: coloro che temono Dio; ossia gli umili, che desiderano ardentemente avanzare nella vita spirituale.
Giacché ti sta tanto a cuore camminare con una buona guida, in questo santo viaggio della devozione, cara Filotea, prega Iddio, con grande insistenza, che ne provveda una secondo il suo cuore; e poi non dubitare: sii certa che, a costo di mandare un Angelo dal cielo, come fece per il giovane Tobia, ti manderà una guida capace e fedele.
Per te deve rimanere sempre un Angelo: ossia, quando l’avrai trovato, non fermarti a dargli stima come uomo, e non riporre la fiducia nelle sue capacità umane, ma in Dio soltanto, che ti incoraggerà e ti parlerà tramite quell’uomo, ponendogli nel cuore e sulla bocca ciò che sarà utile al tuo bene; tu devi ascoltarlo come un Angelo venuto dal cielo per condurti là. Parla con lui a cuore aperto, in piena sincerità e schiettezza; manifestagli con chiarezza il bene e il male senza infingimenti e dissimulazione: in tal modo il bene sarà apprezzato e reso più solido e il male corretto e riparato; nelle afflizioni ti sarà di sollievo e di forza, nelle consolazioni di moderazione e misura.
Devi riporre in lui una fiducia senza limiti, unita a un grande rispetto, ma in modo che il rispetto non diminuisca la fiducia e la fiducia non tolga il rispetto. Apriti a lui con il rispetto di una figlia verso il padre e portagli rispetto con la fiducia di un figlio verso la madre; per dirla in breve: deve essere una amicizia forte e dolce, santa, sacra, degna di Dio, divina, spirituale.
A tal fine, scegline uno tra mille, dice Avila; io ti dico, uno tra diecimila, perché se ne trovano meno di quanto si dica capaci di tale compito. Deve essere ricco di carità, di scienza e di prudenza: se manca una di queste tre qualità, c’è pericolo. Ti ripeto, chiedilo a Dio e, una volta che l’hai trovato, benedici la sua divina Maestà, fermati a quello e non cercarne altri; ma avviati, con semplicità, umiltà e confidenza; il tuo sarà un viaggio felice.
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Dall'esperienza personale don Bosco imparò l'Accompagnamento...
Tratto da Istituto di Spiritualità Università Pontificia Salesiana, Accompagnare tra educazione, formazione e spiritualità, Quaderni di Spiritualità Salesiana 2, Editrice LAS, Roma 2004, pp. 47-62. «GLI FECI CONOSCERE TUTTO ME STESSO» Aspetti dell'accompagnamento spirituale dei giovani secondo don Bosco, Aldo Giraudo, sdb
I primi “Accompagnatori” del cammino spirituale di don Bosco
MAMMA MARGHERITA
Nelle Memorie dell'Oratorio, don Bosco cita innanzitutto l'accompagnamento della madre, l'istruzione religiosa e la formazione alla preghiera, la sua «assistenza» delicata e determinante nell'avviare lui bambino alla confessione e nel predisporlo ad una fruttuosa e cosciente partecipazione all'eucaristia in occasione della prima comunione. «Mia madre studiò di assistermi più giorni - scrive ricordando la cura di Margherita nei confronti di lui undicenne -; mi aveva condotto tre volte a confessarmi lungo la quaresima. Giovanni mio, disse ripetutamente, Dio ti prepara un gran dono; ma procura prepararti bene, di confessarti, di non tacere alcuna cosa in confessione. Confessa tutto, sii pentito di tutto, e prometti a Dio di farti più buono in avvenire [...]. A casa mi faceva pregare, leggere un buon libro, dandomi que' consigli che una madre industriosa sa trovare opportuni pe’ suoi figliuoli». Alla sera di quella giornata, «fra le molte cose mia madre mi ripeté più volte queste parole: o caro figlio, fu questo per te un gran giorno. Sono persuasa che Dio abbia veramente preso possesso del tuo cuore. Ora promettigli di fare quanto puoi per conservarti buono sino alla fine della vita. Per l'avvenire va sovente a comunicarti, ma guardati bene dal fare dei sacrilegi. Di' sempre tutto in confessione; sii sempre ubbidiente, va volentieri al catechismo ed alle prediche; ma per amor del Signore fuggi come la peste coloro che fanno cattivi discorsi».
Nella mente di don Bosco, che racconta con l'intenzione di indagare i percorsi che hanno preparato la vocazione oratoriana e ne hanno reso possibile la realizzazione, si mescolano sia i cari ricordi della fervida adolescenza e dell'intimità spirituale con la madre, sperimentata in occasioni privilegiate, sia le convinzioni consolidate nella sua lunga esperienza formativa, i molti incontri confidenziali e il loro fecondo riverbero sulla coscienza e il vissuto dei giovani. Egli conosce l'efficacia di un' assistenza premurosa che sappia valorizzare la recettività interiore dell'animo adolescenziale, la connaturale sete di Dio latente nello spirito umano e la grazia di certi momenti propizi. Quando un educatore si fa carico con amore delle persone a lui affidate, predisponendo il clima degli incontri e degli eventi, curando i particolari, illuminando la mente con motivazioni adatte, accompagnando e sostenendo nei passaggi interiori ed esteriori dell'esistenza, i risultati non possono mancare.
DON CALOSSO
Più tardi sarà l'incontro con un "cuore paterno", quello di don Calosso, a determinare un balzo decisivo nella vita interiore di Giovanni adolescente. Leggendo nelle Memorie dell'Oratorio la narrazione dell'incontro e del dialogo tra i due, non possiamo fare a meno di riandare col pensiero a tanti altri colloqui tra don Bosco e i ragazzi, al suo particolare sguardo d'amore su di loro, e all'inconfondibile intreccio di domande e risposte articolate in una modalità relazionale rasserenante, carica di tensione affettiva e insieme di rispetto, tale da spalancare mente e cuore ad una reciproca empatia comunicativa. L'evidenza data da don Bosco agli effetti prodotti nella sua vita dall'amicizia con don Calosso e il valore simbolico ad essa attribuito sono noti: «lo mi sono tosto messo nelle mani di D. Calosso [...]. Gli feci conoscere tutto me stesso. Ogni parola, ogni pensiero, ogni azione eragli prontamente manifestata. Ciò gli piacque assai, perché in simile guisa potevami regolare nello spirituale e nel temporale. Conobbi allora che voglia dire avere una guida stabile, di un fedele amico dell'anima, di cui fino a quel tempo era stato privo».
Negli atteggiamenti dell'anziano sacerdote che si avvicina al giovane, nell'intenso vincolo di paternità-figliolanza che progressivamente si sviluppa, nel confidente affidamento del discepolo che si apre alla piena rivelazione dei pensieri e all'obbedienza cordiale, noi scorgiamo alcuni dei caratteri classici dell'accompagnamento spirituale. Anche gli esiti sperimentati ci fanno intuire l'intensità dell'evento e l'impatto sull'animo di Giovanni: «Da quell'epoca ho cominciato a gustare che cosa sia vita spirituale, giacché prima agiva piuttosto materialmente e come macchina che fa una cosa, senza saperne la ragione».
In quel tipo di relazione, si può dire che avvenga una sorta di generazione spirituale, accompagnata al risveglio della coscienza interiore assopita. C'è comunicazione di vita tra un padre generosamente accogliente e un figlio che si sente felicemente amato e prova nel suo intimo, in modo incisivo, una nascita a Dio e a se stesso. Il "gusto" della vita spirituale sperimentato dal quindicenne è segno dell'accesso ad un livello profondo del proprio spirito, nel quale si liberano forze vitali. C'è anche una componente di istruzione, di correzione e di stimolo: «Fra le altre cose mi proibì tosto una penitenza, che io ero solito di fare, non adatta alla mia età e condizione. M'incoraggi a frequentar la confessione e la comunione, e mi ammaestrò intorno al modo di fare ogni giorno una breve meditazione o meglio un po' di lettura spirituale». Non si tratta comunque di indottrinamento, di un insegnamento su Dio e la vita virtuosa o morale, quanto piuttosto di un orientamento del giovane verso "acque profonde".
Giovanni nel dialogo spirituale confida tutto quello che fa parte del proprio vissuto, non solo i peccati, ma gli stati d'animo, i progetti, i sogni e le inclinazioni, perché percepisce l'affetto forte di un padre che lo lascia esprimere accogliendolo. Così l'adolescente è aiutato a prendere coscienza di desideri profondi, è sostenuto nel purificarli, rettificarli e orientarli a Dio. In questo prova una soddisfazione, una pace e una gioia intensa, una illuminazione e un gusto di vita nuovo.












