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 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
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"Supplicavano Gesù di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati!" (Mc 6,53-56)

 

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Missione ad/inter gentes

La dimensione missionaria è presente nella nostra storia fin dalle origini:

Don Bosco fondò l’Istituto delle FMA nel 1872, quando nel suo cuore cresceva l’ardore di realizzare il sogno missionario, che si concretizzerà con la prima spedizione del 1875 diretta in America Latina.

Madre Mazzarello, contagiata dallo stesso ardore, scrive a don Giovanni Cagliero nel 1876: “Faccia dunque presto a chiamarci … Oh che piacere se il Signore ci facesse davvero questa grazia di chiamarci in America! Io vorrei già esserci!”.

Una delle raffigurazioni più espressive della prima comunità di Mornese, FMA e ragazze, è quella che la vede radunata attorno a un mappamondo.

Quella terra forte e genuina del Monferrato, dove è fiorita la santità di Maria Domenica e delle prime sorelle, è connotata fin dagli inizi da un forte impulso missionario.

Potenziare la tensione missionaria è un’autentica “conversione pastorale”.

(Sr Maria del Carmen Canales – rilanciare una pastorale giovanile missionaria,vocazionale e sistematica)

La dimensione missionaria chiede di essere presenti con modalità nuova negli ambienti educativi in cui già operiamo – oratorio, scuola, parrocchia, internati, case-famiglia, opere sociali – che sono frontiere sempre nuove della missione. Nuove infatti sono le situazioni, nuovo è l’amore che ci anima ogni giorno, nuova è la mentalità che porta a scoprire le diverse povertà dei giovani, prima fra tutte la povertà di amore.

Sospinti dall’amore di Cristo, usciamo dal Cenacolo (At 1,13.14; 2,1-4.11) con rinnovata passione apostolica. Percepiamo la chiamata – A te le affido – come un nuovo invio in missione: quella in cui già lavoriamo o la missione ad gentes e inter gentes. Si tratta sempre della terra dei giovani, i quali attendono chi si prenda cura di loro.

Quando incontro giovani volontari che hanno fatto esperienza in terra di missione, resto ammirata costatando come questo abbia cambiato la loro esistenza, il loro modo di pensare, di organizzarsi, soprattutto la loro visione della vita.

Naturalmente non basta partire. Occorre una solida formazione di base che prepari ad entrare nella cultura del luogo con umiltà, in punta di piedi: per conoscerla, comprenderla, valorizzarla. È importante avviare un vero processo di inculturazione e un cammino verso l’interculturalità.

L’inculturazione esige di riconoscersi nella propria cultura, anche per relativizzarla, e imparare ad accogliere valori e sistemi culturali diversi dai propri, senza idealizzarli o disprezzarli. Per entrare in una cultura occorre l’amore stesso di Cristo, divenuto uno di noi per testimoniarci la prossimità di Dio.

(Madre Yvonne Reungoat – circ. 913)

Rif. www.videsitalia.it

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